La maschera da sub che riconosce i pesci e scrive le informazioni davanti ai tuoi occhi

Una maschera che mostra profondità e bussola davanti agli occhi e promette di riconoscere i pesci con l’AI. Ma la realtà aumentata sott’acqua è già arrivata molto più lontano.

In breve: una nuova maschera da immersione chiamata AREX ONE integra un vero computer subacqueo e mostra profondità, tempo, bussola e avvisi direttamente davanti agli occhi. Un accessorio opzionale promette perfino di riconoscere gli animali marini con l’intelligenza artificiale. Ma la storia più interessante è un’altra: nel mondo professionale esistono già sistemi capaci di mostrare sott’acqua messaggi, istruzioni, sonar e modelli 3D.

Immagina di nuotare vicino a una tartaruga e mentre la guardi davanti ai tuoi occhi, compare il suo nome.

Poi sposti lo sguardo e vedi profondità, direzione, tempo di immersione e informazioni sulla bombola, senza dover controllare continuamente il computer al polso.

Sembra l’interfaccia di un videogioco, invece è la direzione verso cui stanno andando alcune delle tecnologie più interessanti per le immersioni subacquee.

La novità che sta attirando maggiore attenzione si chiama AREX ONE: una maschera che cerca di trasformare ciò che normalmente vediamo su un computer da immersione in informazioni sospese direttamente davanti agli occhi.

Ma AREX è soltanto una parte della storia.

Perché mettere un computer dentro una maschera?

Molti sub controllano profondità, tempo, decompressione e, quando l’attrezzatura lo permette, anche la pressione della bombola guardando il computer al polso.

Funziona, naturalmente.

Ma sott’acqua significa comunque distogliere lo sguardo da ciò che abbiamo davanti.

L’idea dell’HUD, abbreviazione di Head-Up Display, è esattamente quella utilizzata da anni nell’aviazione: invece di obbligare la persona a guardare uno strumento separato, alcune informazioni vengono portate direttamente nel suo campo visivo.

È la stessa logica che sta tornando anche in molti progetti di occhiali AI che cercano di ridurre la nostra dipendenza dallo smartphone.

Con una differenza importante: sott’acqua poter tenere le mani libere e continuare a guardare ciò che ci circonda può essere ancora più utile.

Come funziona AREX ONE

AREX ONE non è semplicemente un piccolo schermo agganciato alla maschera.

Integra un vero computer da immersione. Secondo la documentazione del produttore può funzionare autonomamente durante l’immersione, dopo la configurazione iniziale tramite smartphone, e supporta funzioni come decompressione, bussola, temperatura, avvisi e registrazione delle immersioni.

Le informazioni non vengono mostrate su uno schermo tradizionale piazzato davanti all’occhio.

Un sistema ottico invia invece la luce attraverso una guida trasparente, facendo apparire i dati nel campo visivo mentre il sub continua a vedere ciò che ha davanti.

Secondo New Atlas, l’immagine visualizzata è monocromatica e ha una risoluzione di 640 × 480 pixel. Compare nella zona superiore destra della visuale e può essere controllata attraverso un comando posto lateralmente sulla maschera.

Non serve quindi immaginare Netflix davanti agli occhi mentre si osservano i coralli.

Lo scopo è molto più pratico: mostrare poche informazioni utili nel momento in cui servono.

Esiste anche una modalità che mantiene normalmente il display spento e lo attiva quando compare un avviso.

Sub con maschera AREX ONE che visualizza dati HUD e riconosce una tartaruga sott’acqua
Una rappresentazione di come una maschera con HUD potrebbe mostrare informazioni direttamente nel campo visivo e identificare la fauna marina.

La parte più spettacolare: può davvero riconoscere i pesci?

Qui arriviamo alla funzione che rende AREX molto più curiosa di un normale computer da immersione.

Il produttore propone come accessorio un dispositivo chiamato Marine ID Scanner.

L’idea è utilizzare una fotocamera e l’intelligenza artificiale per analizzare l’animale che il sub sta osservando e mostrarne l’identificazione direttamente nella visuale.

In pratica: guardi un animale e la maschera dovrebbe dirti che cosa stai vedendo.

È una versione subacquea di quello che molti sistemi di riconoscimento delle immagini fanno già sui nostri telefoni.

Ed è proprio qui che bisogna separare la tecnologia reale dalla promessa commerciale.

AREX mostra questa funzione nei propri materiali, ma al momento non abbiamo ancora test indipendenti sufficienti per sapere quanto riesca realmente a riconoscere una specie sott’acqua.

Una fotografia perfetta di un pesce è una cosa.

Un animale che nuota velocemente, visto lateralmente, in acqua torbida e con poca luce è un problema molto più difficile.

Anche New Atlas presenta infatti questa funzione con cautela.

Quindi sì: il riconoscimento della vita marina è previsto. Ma non possiamo ancora dire quanto funzioni bene nella vita reale.

E se invece del nome di un pesce comparissero istruzioni, mappe e sonar?

È qui che la storia diventa ancora più interessante.

AREX fa pensare a una maschera intelligente per chi pratica immersioni. Nel settore professionale, però, la realtà aumentata sott’acqua è già arrivata molto più lontano.

Il sistema DAVD sviluppato da Coda Octopus integra un display trasparente direttamente all’interno dei caschi utilizzati dai sub professionisti.

La squadra in superficie può inviare davanti agli occhi del sub immagini, video, disegni tecnici, messaggi di testo e istruzioni passo dopo passo.

Non è fantascienza.

È esattamente il tipo di situazione in cui la realtà aumentata può avere molto più senso che mostrare notifiche mentre camminiamo per strada.

Pensiamo a un sub che deve lavorare su una struttura sommersa.

Invece di ricordare una procedura o ricevere soltanto istruzioni vocali, potrebbe vedere direttamente davanti agli occhi il componente su cui intervenire oppure lo schema tecnico necessario per completare il lavoro.

Quando l’acqua è così torbida che non puoi vedere

DAVD può fare qualcosa di ancora più sorprendente.

Il sistema può essere collegato ai sonar tridimensionali di Coda Octopus e fornire al sub una rappresentazione dell’ambiente circostante anche quando l’acqua è talmente torbida da rendere quasi inutile la vista.

È come aggiungere agli occhi qualcosa che normalmente non potremmo vedere.

La Marina degli Stati Uniti ha lavorato allo sviluppo e all’utilizzo di questa tecnologia per permettere ai propri sub di operare in condizioni difficili.

La documentazione ufficiale della US Navy comprende inoltre DAVD tra le apparecchiature autorizzate per specifiche operazioni subacquee.

E la tecnologia continua a evolversi.

Coda Octopus ha comunicato di aver consegnato anche una nuova generazione di sistemi DAVD senza il tradizionale collegamento via cavo, destinati alla US Navy e ad altre applicazioni specializzate.

Insomma, mentre AREX cerca di portare questa logica verso il subacqueo comune, nel settore professionale non siamo più alla semplice idea di “mettere qualche numero davanti agli occhi”.

Stiamo parlando di trasformare la visiera in una vera interfaccia digitale.

Schema di funzionamento della maschera da sub AREX ONE con HUD, computer integrato e Marine ID Scanner
Come AREX ONE porta i dati del computer da immersione direttamente nel campo visivo del sub. Il Marine ID Scanner è una funzione opzionale ancora priva di test indipendenti.

Una tecnologia che abbiamo già iniziato a usare fuori dall’acqua

L’idea di sovrapporre informazioni al mondo reale è naturalmente molto più ampia delle immersioni.

La chiamiamo realtà aumentata perché non sostituisce ciò che vediamo: aggiunge informazioni sopra la realtà.

Può mostrarci una direzione mentre camminiamo, spiegare che cosa stiamo osservando oppure sovrapporre elementi virtuali a oggetti reali.

Su InnovativaMENTE abbiamo visto, per esempio, come la realtà aumentata possa trasformare perfino un problema di matematica in qualcosa da osservare e manipolare visivamente.

Sott’acqua questo concetto assume però un significato particolare, perché ci troviamo in un ambiente dove consultare strumenti, comunicare e orientarci è molto più complicato.

Quanto costa AREX ONE?

La campagna Kickstarter di AREX ONE propone attualmente il pacchetto base a circa €890, considerando il prezzo ufficiale di 999 dollari e il cambio del 7 ottobre 2026.

Il prezzo di listino indicato dal produttore dovrebbe invece corrispondere a circa €1.340 al cambio attuale.

La consegna prevista dalla campagna è indicata per marzo 2027.

Ma questo dettaglio è importante: AREX ONE è ancora un progetto finanziato tramite crowdfunding.

Il prototipo esiste e il produttore mostra diverse funzioni operative, ma acquistare attraverso Kickstarter non equivale a comprare un prodotto già disponibile normalmente in negozio.

La stessa piattaforma ricorda che le ricompense dei progetti non sono garantite.

Per un dispositivo destinato alle immersioni, dove l’affidabilità non è esattamente un dettaglio secondario, aspettare prove indipendenti e test sul campo rimane quindi una precauzione molto sensata.

Il vero cambiamento non è riconoscere un pesce

Il riconoscimento degli animali è sicuramente la caratteristica che cattura maggiormente l’attenzione.

Ma probabilmente non è quella più importante.

La vera trasformazione è un’altra: le informazioni stanno passando dagli strumenti che dobbiamo guardare agli oggetti attraverso cui guardiamo il mondo.

Oggi una maschera può mostrarci profondità e bussola.

Domani potrebbe indicare la strada verso la barca, identificare un animale, mostrare un messaggio inviato dalla superficie o aiutarci a capire che cosa si trova davanti a noi anche quando l’acqua è quasi completamente opaca.

La maschera, insomma, potrebbe smettere di essere soltanto una finestra sul mare.

Potrebbe diventare uno strato digitale sopra il mondo subacqueo.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante: non stiamo semplicemente portando un computer sott’acqua.

Stiamo cercando di mettere le informazioni esattamente nel punto in cui guardiamo.

Domande frequenti

Che cos’è una maschera da sub con HUD?

È una maschera o un sistema ottico capace di mostrare informazioni direttamente nel campo visivo del sub. HUD significa Head-Up Display.

AREX ONE è già in vendita?

AREX ONE è attualmente finanziata attraverso Kickstarter. La campagna indica una consegna prevista per marzo 2027, quindi non è ancora un normale prodotto disponibile nei negozi.

AREX ONE riconosce davvero i pesci?

Il Marine ID Scanner opzionale promette di utilizzare l’intelligenza artificiale per identificare la fauna marina. Al momento, però, mancano sufficienti test indipendenti per stabilire quanto sia accurato in condizioni reali.

Quali informazioni può mostrare?

AREX integra funzioni tipiche di un computer da immersione, come profondità, decompressione, bussola, temperatura, avvisi e registrazione dell’immersione. Può inoltre essere collegata a sistemi opzionali per monitorare la pressione delle bombole.

Esistono già sistemi simili utilizzati professionalmente?

Sì. DAVD di Coda Octopus è utilizzato in applicazioni professionali e militari e può mostrare informazioni, immagini, messaggi, istruzioni e dati provenienti da sistemi sonar.

Una maschera del genere sostituisce completamente gli altri strumenti?

Non necessariamente. Le funzioni dipendono dal dispositivo e dall’attrezzatura utilizzata. Nel caso di un dispositivo ancora in fase di lancio come AREX ONE è inoltre prudente attendere test indipendenti prima di considerarlo uno strumento su cui affidarsi completamente durante un’immersione.

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Daniele Pirotta
Daniele Pirotta

Appassionato di tecnologia, innovazione e design, seguo con curiosità le idee, i prodotti e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Mi piace approfondire le innovazioni più interessanti e raccontarle con un linguaggio semplice, chiaro e concreto, rendendole accessibili anche a chi non è un esperto.

Da sempre sono affascinato da tutto ciò che unisce creatività e tecnologia: dall’intelligenza artificiale ai gadget più innovativi, dalla mobilità del futuro alla domotica, fino alle startup che cercano di trasformare un’idea in realtà.

Accanto alla tecnologia coltivo una grande passione per la musica. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e continuo a divertirmi componendo musica e trasformando le idee in nuove melodie.

Attraverso InnovativaMENTE condivido curiosità, analisi e approfondimenti sul progresso tecnologico, con l’obiettivo di aiutare i lettori a comprendere le innovazioni di oggi e a immaginare i cambiamenti di domani.

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