Nel 2015 un camion rovesciò migliaia di litri d’acqua su un parcheggio. Ci si sarebbe aspettati di vedere una piccola alluvione. Invece l’acqua scomparve quasi istantaneamente sotto la superficie.
Il video fece il giro del mondo e il materiale utilizzato venne rapidamente ribattezzato “l’asfalto che beve l’acqua”. Nella dimostrazione furono versati circa 4.000 litri in 60 secondi, mentre la capacità dichiarata per il materiale arrivava fino a 1.000 litri al minuto per metro quadrato.
C’era soltanto un dettaglio che molti titoli dell’epoca semplificarono: non era asfalto.
Si chiamava Topmix Permeable ed era un calcestruzzo permeabile sviluppato da Tarmac. E, a differenza di molte tecnologie diventate virali dieci anni fa, non è scomparso: Tarmac lo presenta ancora oggi nella propria gamma, anche se il modo in cui viene proposto è diventato più concreto e meno spettacolare.
La domanda quindi non è più soltanto “come faceva a far sparire tutta quell’acqua?”.
La parte interessante è capire che cosa ne è stato di quell’idea e se superfici di questo tipo possano davvero aiutare le città durante piogge sempre più difficili da gestire.
Non assorbe l’acqua: la lascia passare
Guardando il famoso video sembra quasi che il pavimento inghiotta l’acqua come una gigantesca spugna.
In realtà il principio è diverso.
Il calcestruzzo permeabile contiene una rete di vuoti interconnessi attraverso i quali l’acqua può attraversare rapidamente il materiale. Nella scheda tecnica aggiornata di Topmix Permeable, Tarmac indica un contenuto di vuoti compreso indicativamente tra il 20 e il 35% e una capacità drenante tra 150 e 1.000 litri al minuto per metro quadrato, a seconda della configurazione.
L’acqua quindi non viene “assorbita” dal cemento.
Passa attraverso.
Ed è proprio questa differenza a rendere il sistema interessante.
Con una superficie impermeabile la pioggia scorre lateralmente, raggiunge tombini e fognature e, se arriva troppo rapidamente, può contribuire a sovraccaricarli. Una pavimentazione permeabile permette invece di gestire parte dell’acqua nel punto in cui cade, facendola infiltrare negli strati sottostanti oppure accumulandola temporaneamente prima di rilasciarla più lentamente.
È uno dei principi alla base dei Sustainable Drainage Systems, i sistemi di drenaggio urbano sostenibile conosciuti come SuDS. Anche i nuovi standard britannici sui sistemi di drenaggio sostenibile considerano le superfici permeabili tra gli strumenti utilizzabili per controllare l’acqua meteorica vicino al punto in cui cade.

I famosi 4.000 litri vanno però spiegati
Il numero è reale, ma bisogna utilizzarlo con attenzione.
La dimostrazione diventata virale nel 2015 mostrava circa 4.000 litri d’acqua scaricati sulla pavimentazione nell’arco di un minuto. Smithsonian raccontò all’epoca il test mostrando come l’acqua sembrasse sparire immediatamente nella superficie.
Questo non significa che qualsiasi metro quadrato di Topmix possa necessariamente smaltire 4.000 litri al minuto.
Il dato tecnicamente più utile è quello della permeabilità per superficie. La documentazione Tarmac aggiornata al 2025 indica un intervallo di 150-1.000 l/min/m².
È comunque una quantità enorme.
Ma raccontarla in questo modo permette di distinguere una dimostrazione spettacolare dalle prestazioni dichiarate del materiale.
Ed è una distinzione importante soprattutto oggi, quando molti video tecnologici continuano a circolare sui social molti anni dopo essere stati girati, spesso senza il contesto originale.
Dieci anni dopo, Topmix Permeable esiste ancora
Questa è forse la sorpresa più interessante.
Topmix Permeable non è finito nello stesso cassetto di molti prodotti futuristici diventati virali a metà degli anni Dieci.
Tarmac continua a documentarlo e oggi lo descrive principalmente come calcestruzzo drenante utilizzato per creare una base stabile sotto pavimentazioni in masselli permeabili o superfici resin-bound, in applicazioni come vialetti, parcheggi e percorsi pedonali.
È un’evoluzione significativa.
Nel 2015 il protagonista della storia era il materiale miracoloso sul quale potevi rovesciare un’autocisterna.
Oggi il messaggio è molto meno cinematografico: Topmix è soprattutto un componente di un sistema di drenaggio progettato correttamente.
Ed è probabilmente proprio questo passaggio dalla dimostrazione spettacolare all’infrastruttura quasi invisibile a indicare che l’idea aveva un’utilità reale.
Abbiamo visto qualcosa di simile anche con V-Tex, il sistema che prometteva di raffreddare una birra in 45 secondi: la versione realmente arrivata sul mercato era meno fantascientifica della promessa iniziale, ma aveva trovato un problema concreto da risolvere.
Perché le città impermeabili hanno un problema
Cemento, asfalto, tetti e parcheggi hanno una caratteristica che di solito consideriamo positiva: impediscono all’acqua di entrare.
Quando piove molto, però, quella stessa caratteristica diventa un problema.
L’acqua che un terreno naturale avrebbe in parte assorbito scorre rapidamente sulle superfici artificiali e viene concentrata nei sistemi di drenaggio. Se la quantità che arriva in poco tempo supera la loro capacità, l’acqua deve andare da qualche altra parte.
Tarmac ricorda nella propria documentazione il caso delle grandi alluvioni britanniche del 2007, durante le quali una parte rilevante degli edifici colpiti subì danni non direttamente per l’esondazione dei fiumi, ma per il deflusso superficiale e il sovraccarico dei sistemi di drenaggio.
Le pavimentazioni permeabili cercano di cambiare questo meccanismo.
Invece di chiedere alle fognature di portare via immediatamente tutta la pioggia, una parte dell’acqua può attraversare la pavimentazione, essere temporaneamente trattenuta negli strati sottostanti e infiltrarsi nel terreno o essere rilasciata più lentamente.
Non elimina il rischio di allagamenti.
Riduce la velocità con cui l’acqua arriva dove potrebbe creare problemi.
È una differenza meno spettacolare di un parcheggio che “beve” un’autocisterna, ma urbanisticamente è molto più importante.
Non basta versare del cemento poroso e sperare che funzioni
Qui emerge uno dei limiti che il video del 2015 inevitabilmente nascondeva.
Topmix non è una superficie magica da stendere ovunque.
Per funzionare bene deve essere parte di un sistema progettato tenendo conto del terreno sottostante, della quantità di acqua prevista, del tipo di pavimentazione, dei carichi e del modo in cui l’acqua verrà infiltrata, immagazzinata o convogliata.
È lo stesso motivo per cui molte innovazioni urbane interessanti sembrano semplicissime quando vengono mostrate in un video e molto meno semplici quando devono essere integrate in una città reale.
Lo abbiamo già visto, in modo decisamente più bizzarro, con i muri superidrofobici utilizzati ad Amburgo per respingere i liquidi: modificare il comportamento di una superficie può sembrare quasi magia, ma la tecnologia funziona soltanto quando viene utilizzata nel contesto per cui è stata progettata.
E quando arriva il gelo?
Uno dei dubbi più ripetuti negli articoli del 2015 riguardava le basse temperature.
Il ragionamento sembrava inevitabile: se l’acqua entra nei pori e poi congela, non dovrebbe spaccare tutto?
La risposta è più complessa.
I cicli di gelo e disgelo sono effettivamente un fattore da considerare nella progettazione delle pavimentazioni permeabili, ma non significa che queste superfici siano automaticamente incompatibili con i climi freddi.
Una guida tecnica della Federal Highway Administration statunitense dedicata alle pavimentazioni in calcestruzzo permeabile spiega che il rischio può essere gestito attraverso materiali drenanti, sottofondi adeguati e sistemi capaci di evitare la saturazione prolungata della struttura. La progettazione del sottofondo è quindi fondamentale.
Il problema non è semplicemente “fa freddo”.
È dove rimane l’acqua quando fa freddo.
Il vero nemico è molto meno spettacolare: lo sporco
Una superficie piena di piccoli vuoti ha un avversario piuttosto prevedibile.
Fango, polvere, sedimenti, residui degli pneumatici e materiale proveniente da cantieri possono progressivamente entrare nella pavimentazione e ridurne la permeabilità.
Questo limite non è nascosto nemmeno dal produttore.
Tarmac raccomanda un programma di manutenzione per impedire che i vuoti si ostruiscano e indica la pulizia mediante acqua in pressione associata ad aspirazione. Come indicazione generale, suggerisce una manutenzione annuale, da adattare però alle condizioni ambientali e al livello di contaminazione della superficie.
Ed è probabilmente la parte meno adatta a diventare virale su TikTok.
Il pavimento che fa sparire migliaia di litri d’acqua è spettacolare.
Il camion che una volta all’anno pulisce i pori, molto meno.
Ma è proprio quest’ultimo che può determinare se la tecnologia continuerà a funzionare dopo anni.
E olio, carburante e sporco delle automobili dove finiscono?
C’è poi un’altra domanda inevitabile.
Se l’acqua della strada attraversa il pavimento, cosa succede agli inquinanti che trasporta con sé?
Anche qui la risposta è meno semplice di “finiscono tutti nella falda”.
Nei sistemi SuDS, gli strati permeabili possono contribuire alla filtrazione dell’acqua mentre attraversa la pavimentazione. La documentazione Tarmac afferma che Topmix è progettato per trattenere una percentuale elevata dei solidi sospesi totali e descrive i diversi strati della pavimentazione come parte del processo di filtrazione e trattamento del deflusso superficiale.
Questo non significa che una pavimentazione permeabile sia un depuratore universale.
In aree dove esiste un rischio elevato di contaminazione servono sistemi progettati appositamente e, in alcuni casi, membrane, trattamenti o modalità differenti di gestione dell’acqua.
È quindi più corretto pensare a Topmix come un elemento di un sistema, non come alla soluzione autonoma a qualsiasi problema di drenaggio urbano.
Non sostituirà tutte le strade
Anche qui il racconto del 2015 rischia di creare aspettative sbagliate.
Topmix Permeable non è diventato il nuovo materiale universale con cui ricoprire autostrade, centri cittadini e parcheggi.
La stessa documentazione attuale di Tarmac insiste soprattutto su applicazioni come vialetti, parcheggi, percorsi pedonali e basi drenanti per altre superfici permeabili. Il dimensionamento strutturale deve poi essere adattato ai carichi previsti.
Questo non rende la tecnologia meno interessante.
La rende semplicemente più realistica.
Una città non ha bisogno che ogni metro di asfalto lasci passare l’acqua. Può essere molto più efficace distribuire superfici permeabili nei punti giusti: parcheggi, piazzali, marciapiedi, piste, cortili e nuove aree residenziali.
È la stessa logica con cui il futuro delle città difficilmente nascerà da una sola invenzione. Tecnologie radicalmente diverse — dalle pavimentazioni drenanti fino a sistemi come MULTI, l’ascensore senza funi progettato per gli edifici del futuro — hanno senso soltanto quando vengono integrate nell’infrastruttura urbana nel posto giusto.
C’è anche un vantaggio che nel video non si vede
Far sparire le pozzanghere è ciò che rende Topmix immediatamente comprensibile.
Ma le superfici permeabili possono avere un’altra conseguenza interessante: permettere a parte dell’acqua di tornare nel terreno invece di essere immediatamente convogliata lontano attraverso tubazioni e fognature.
La documentazione Tarmac indica tra i possibili benefici dei sistemi SuDS anche la ricarica naturale delle falde, oltre alla riduzione della pressione sui sistemi di drenaggio e al miglioramento della gestione delle acque meteoriche.
Il materiale può inoltre immagazzinare meno calore rispetto a un calcestruzzo tradizionale grazie alla sua struttura più aperta; l’acqua presente negli strati permeabili può contribuire, evaporando, a un effetto di raffreddamento locale. Anche in questo caso si tratta di un beneficio che dipende dalla configurazione complessiva e dalle condizioni ambientali, non di una proprietà miracolosa applicabile allo stesso modo ovunque.
Quindi il “cemento assetato” aveva davvero senso?
Dieci anni dopo, la risposta è più interessante di un semplice sì o no.
Il video non mostrava una tecnologia finta.
Topmix Permeable esiste ancora, viene documentato da Tarmac e il principio delle pavimentazioni permeabili è ormai parte delle strategie contemporanee di gestione sostenibile delle acque meteoriche.
Ma la realtà ha ridimensionato la parte più spettacolare della storia.
Non abbiamo città interamente ricoperte da un cemento capace di divorare temporali.
Abbiamo qualcosa di molto meno cinematografico e probabilmente più utile: superfici e sottofondi permeabili inseriti dentro sistemi di drenaggio più complessi, progettati per rallentare l’acqua, immagazzinarla temporaneamente, filtrarla e restituirla gradualmente all’ambiente.
Forse è questo il destino delle innovazioni migliori.
All’inizio diventano famose perché sembrano impossibili. Poi, quando funzionano davvero, smettono quasi di farsi notare.
È successo anche a materiali sorprendenti come il ferrofluido raccontato nel nostro articolo su Ferrolic, l’orologio che scriveva l’ora con un liquido magnetico: ciò che ci colpisce inizialmente è l’effetto visivo, ma dietro lo spettacolo resta una tecnologia molto più interessante.
Topmix Permeable nel 2015 sembrava un pavimento capace di far sparire l’acqua.
Oggi sappiamo che il suo vero valore è esattamente l’opposto: non farla sparire, ma darle un posto migliore dove andare.




