Immagina due gambe con piccoli motori vicino alle ginocchia, qualche sensore sotto i piedi e un compito tutt’altro che banale: aiutare un bambino a camminare in modo più naturale.
Si chiama Agilik ed è un esoscheletro robotico. Ma la parte più curiosa non è quello che fa oggi.
È da dove arriva.
Un’origine a sorpresa: dai soldati alla riabilitazione
Anni fa l’azienda canadese Bionic Power lavorava a un dispositivo molto diverso.
L’idea era recuperare parte dell’energia prodotta dal movimento delle gambe dei soldati durante la marcia e trasformarla in elettricità. In questo modo si poteva ridurre, almeno in teoria, la quantità di batterie da trasportare.
Quella tecnologia non è diventata Agilik da un giorno all’altro. Nel tempo è stata combinata con studi sul movimento e sistemi di controllo sviluppati negli Stati Uniti dal National Institutes of Health.
Da questo incontro è nato un dispositivo pensato per tutt’altro scopo: aiutare bambini e ragazzi con difficoltà nel movimento delle ginocchia.
Bionic Power racconta qui come è nato Agilik.
Ed è qui che entra in scena l’Italia.
L’Italia in prima linea nella sperimentazione
Agilik non è un’invenzione italiana, ma proprio in Italia è partita la sua prima sperimentazione clinica europea.
A guidarla è stato l’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini, con il coinvolgimento anche di ricercatori del Politecnico di Milano.
La sperimentazione italiana era stata annunciata dall’IRCCS Eugenio Medea già nel 2023.
Il 9 settembre 2026 è stato poi pubblicato su Frontiers in Medicine uno studio con i primi risultati.
Lo studio completo è disponibile qui.
Ed è proprio questo studio a dirci cosa Agilik riesce davvero a fare oggi.
A chi serve Agilik
Alcuni bambini con paralisi cerebrale presentano il cosiddetto crouch gait.
In parole semplici, durante il cammino le ginocchia rimangono piegate più del normale, quasi come se il bambino camminasse leggermente accovacciato.
Con il tempo questo può rendere il movimento più faticoso e meno efficiente.
Agilik prova ad aiutare proprio qui.
Non è il classico esoscheletro enorme da film di fantascienza che cammina al posto della persona.
È più simile a un paio di tutori robotici costruiti su misura, applicati alle gambe e dotati di piccoli motori vicino alle ginocchia.
I sensori sotto i piedi e il movimento del ginocchio permettono al sistema di capire in quale fase del passo si trova il bambino. Il dispositivo può così intervenire nel momento giusto e dare l’assistenza necessaria.
Il movimento, però, parte sempre dal bambino.
Agilik accompagna il passo. Non lo sostituisce.
E questo chiarisce anche un punto importante.
Per partecipare allo studio i bambini dovevano già essere in grado di camminare almeno tre metri, eventualmente con un ausilio.
Non stiamo quindi parlando di una macchina che permette improvvisamente di camminare a chi non può farlo.
L’obiettivo è aiutare chi già cammina a farlo meglio.
Lo studio italiano, in breve
Tra marzo 2023 e maggio 2025 sono stati coinvolti nove bambini.
L’età mediana era di circa 12 anni.
Uno ha lasciato lo studio prima della fine, mentre gli altri otto hanno completato il programma.
In totale hanno svolto dieci sessioni con Agilik, generalmente due volte alla settimana nell’arco di quattro o cinque settimane.
E non hanno camminato soltanto su un tapis roulant.
Le sessioni comprendevano attività al chiuso e all’aperto, cammino in piano, salite, discese e persino scale.
Una scelta importante, perché nella vita reale un dispositivo del genere deve funzionare in situazioni molto più complicate di un pavimento perfettamente piatto.
Cosa succede quando Agilik viene indossato?
Qui arriva il risultato più chiaro dello studio.
Quando i bambini indossavano Agilik, tutti gli otto partecipanti hanno mostrato un miglioramento nel movimento del ginocchio nelle condizioni analizzate.
È migliorato anche il movimento dell’anca.
Ed è un dato interessante perché Agilik agisce direttamente sul ginocchio, non sull’anca.
Secondo i ricercatori, è possibile che aiutare il ginocchio produca indirettamente un cambiamento anche nel modo in cui si muove il resto della gamba.
Per ora, però, è ancora un’ipotesi da approfondire.
Quello che possiamo dire con maggiore sicurezza è più semplice:
quando viene indossato, Agilik modifica il movimento in modo misurabile.
Ma la domanda più importante arriva quando il dispositivo viene tolto.
E senza Agilik?
Qui la storia diventa ancora più interessante.
Una cosa è muoversi meglio mentre si indossa un aiuto tecnologico.
Un’altra è che quell’aiuto lasci un beneficio che continua anche dopo averlo tolto.
Dopo le dieci sessioni, i ricercatori hanno quindi osservato come camminavano i bambini senza Agilik.
E il risultato è stato molto più prudente.
A livello di gruppo non è emerso un miglioramento chiaro e statisticamente significativo nella velocità del cammino, nella resistenza, nell’equilibrio o in altri parametri analizzati.
Alcuni bambini hanno mostrato miglioramenti individuali importanti. In altri casi i risultati sono stati meno positivi.
Ma con soltanto otto partecipanti e senza un gruppo di confronto è impossibile dire con certezza quanto questi cambiamenti dipendano davvero da Agilik.
Gli stessi autori dello studio sono molto chiari su questo punto.
I risultati vanno considerati un punto di partenza per nuove ricerche, non una dimostrazione definitiva.
In sostanza, oggi possiamo dire questo:
Agilik aiuta il movimento mentre viene indossato. Non sappiamo ancora se riesca anche a produrre un miglioramento duraturo dopo essere stato tolto.
Ed è una differenza fondamentale.
Il prossimo passo si chiama Agilik@home
Per avere risposte più solide serve uno studio più grande.
Ed è già iniziato.
Si chiama Agilik@home e coinvolgerà 40 bambini tra 5 e 17 anni.
I partecipanti saranno divisi tra chi utilizzerà Agilik e chi continuerà con le normali cure e attività.
Lo studio coinvolge sette centri italiani, tra cui IRCCS Eugenio Medea, Fondazione Stella Maris, Fondazione Don Carlo Gnocchi e IRCCS Fondazione Mondino.
Il protocollo completo di Agilik@home è stato pubblicato su PLOS One.
La parte più interessante è che Agilik non verrà usato soltanto in laboratorio.
Ai bambini del gruppo di intervento verrà chiesto di utilizzarlo anche a casa, sotto la supervisione di un adulto, per circa 30 minuti al giorno, cinque giorni alla settimana, per due mesi.
La raccolta dei dati dovrebbe terminare nell’ottobre 2026, mentre i risultati sono attesi indicativamente entro marzo 2027.
Quello sarà probabilmente il test più importante.
Perché una tecnologia medica diventa davvero interessante quando riesce a uscire dal laboratorio ed entrare nella vita quotidiana.
Cosa ne pensano i bambini che lo hanno provato?
Nello studio è stato chiesto anche ai piccoli partecipanti cosa pensassero del dispositivo.
E qui emergono alcuni dettagli molto concreti.
Le valutazioni sono state generalmente positive per la facilità d’uso e per il supporto ricevuto durante l’allenamento.
I giudizi più bassi hanno riguardato invece peso, affidabilità e capacità del dispositivo di reagire sempre nel momento atteso.
Può sembrare un particolare secondario.
In realtà è uno dei punti più importanti.
Un esoscheletro destinato alla vita quotidiana non deve soltanto funzionare bene in laboratorio.
Deve essere leggero, comodo, affidabile e facile da usare.
Altrimenti rischia di diventare un problema in più invece di un aiuto.
È una dinamica che abbiamo già incontrato in altre tecnologie mediche, come nel caso di HemoLink e dei sistemi per raccogliere piccoli campioni di sangue.
La parte più curiosa? Tutto nasce da un cambio di prospettiva
Forse l’aspetto più affascinante della storia di Agilik non è nemmeno l’esoscheletro in sé.
È il percorso che ha portato fin qui.
Una tecnologia pensata inizialmente per recuperare energia durante le marce militari viene combinata con la ricerca medica sul cammino e diventa uno strumento destinato alla riabilitazione pediatrica.
Non succede perché qualcuno inventa improvvisamente una macchina fantascientifica.
Succede perché tecnologie nate per risolvere problemi completamente diversi vengono riutilizzate in un contesto nuovo.
È lo stesso principio che rende interessanti molte tecnologie assistive, come FingerReader, l’anello sviluppato per aiutare persone cieche o ipovedenti a leggere testi stampati.
Il futuro non è un robot che cammina al posto nostro
Gli esoscheletri hanno sempre avuto un’immagine da film di fantascienza: armature, superforza, soldati potenziati.
Agilik racconta una storia molto diversa.
Una tecnologia nata anche dalla ricerca militare che oggi prova, passo dopo passo, a diventare utile nella vita quotidiana di un bambino.
Per ora sappiamo che l’aiuto funziona mentre il dispositivo viene indossato.
Non sappiamo ancora se, utilizzandolo più a lungo, quel beneficio possa rimanere anche dopo averlo tolto.
Ed è esattamente la domanda a cui Agilik@home proverà a rispondere.
Forse il futuro della robotica per la riabilitazione non sarà una macchina che cammina al posto nostro.
Sarà una tecnologia capace di capire quanto aiutarci, quando farlo e quando lasciare che sia il nostro corpo a lavorare.
Se ti incuriosiscono le tecnologie che stanno cambiando medicina e accessibilità, puoi leggere anche il nostro articolo su come la stampa 3D può trasformare un’ecografia in un modello fisico.
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce un parere medico. L’idoneità all’utilizzo di esoscheletri e ortesi robotiche deve sempre essere valutata da professionisti sanitari.
Domande frequenti su Agilik
Non nel senso di far camminare una persona che non può farlo. Per partecipare allo studio i bambini dovevano già essere in grado di camminare almeno tre metri. Agilik serve ad assistere il movimento delle ginocchia durante il passo.
No. È una tecnologia assistiva e riabilitativa ancora in fase di studio. I dati mostrano un effetto chiaro mentre il dispositivo viene indossato, ma non hanno ancora dimostrato un miglioramento duraturo dopo averlo tolto.
No. È stato sviluppato dalla canadese Bionic Power. L’Italia ha però un ruolo importante nella ricerca clinica grazie all’IRCCS Eugenio Medea e agli altri centri coinvolti nello studio Agilik@home.
Nove bambini sono stati inizialmente coinvolti. Uno ha lasciato il programma e otto hanno completato le dieci sessioni previste.
È progettato anche per questo tipo di utilizzo. Lo studio Agilik@home sta proprio valutando un programma che prevede due mesi di utilizzo domestico sotto la supervisione di un adulto.
La raccolta dati di Agilik@home dovrebbe concludersi nell’ottobre 2026, mentre i risultati sono attesi indicativamente entro marzo 2027.




