Trentasei metri quadrati.
In molte case bastano appena per un soggiorno e una camera da letto. A Manhattan, invece, gli architetti Braden Caldwell e Michael Chen decisero di farci entrare soggiorno, zona notte, cabina armadio, studio, cucina, zona pranzo e bagno.
Naturalmente non contemporaneamente.
Il trucco del Five to One Apartment era proprio questo: invece di dividere un piccolo monolocale con pareti fisse, una grande struttura motorizzata poteva spostarsi da una parte all’altra della stanza, concedendo più spazio alla funzione necessaria in quel momento.
Di giorno il letto scompariva e il soggiorno si allargava. La sera la configurazione cambiava e compariva una vera zona notte.
Quella che sembrava una parete era, in realtà, una macchina per ridisegnare continuamente la casa.
Quando ne parlammo anni fa su InnovativaMENTE avevamo raccontato correttamente l’idea, ma sbagliato un dettaglio tutt’altro che secondario: l’appartamento non era di 120 metri quadrati.
Era grande appena 36 m².
E il dato corretto, invece di rendere il progetto meno interessante, lo rende molto più sorprendente.
Una casa piccola che rifiutava di comportarsi come una casa piccola
Il Five to One Apartment si trova in un edificio cooperativo degli anni Venti nel quartiere Gramercy Park di Manhattan.
Il progetto fu realizzato dallo studio newyorkese Michael K Chen Architecture (MKCA) e la pagina ufficiale dedicata al Five to One Apartment indica nel team proprio Braden Caldwell e Michael Chen.
La superficie complessiva era di 390 square feet, equivalenti a poco più di 36 metri quadrati.
Eppure gli architetti volevano far convivere nello stesso appartamento praticamente tutte le attività di una casa più grande: dormire, lavorare, vestirsi, mangiare, rilassarsi e ricevere ospiti.
Invece di chiedersi come infilare più stanze in quello spazio, cambiarono domanda:
perché quelle stanze dovrebbero esistere tutte nello stesso momento?
Se durante il giorno non utilizziamo il letto, perché dovrebbe occupare permanentemente una parte così preziosa del pavimento?
E se stiamo dormendo, abbiamo davvero bisogno che il soggiorno conservi tutta la sua superficie?
È da questa logica che nasce il vero protagonista dell’appartamento.
La parete che si muove e cambia la casa

A prima vista sembra semplicemente un grande mobile bianco.
In realtà è molto di più.
Il modulo motorizzato scorre da un’estremità all’altra della stanza modificando fisicamente le proporzioni degli ambienti. Quando si allontana dalla parete, dietro di lui compare una zona spogliatoio completa di armadi e contenitori.
Continuando a spostarsi libera lo spazio necessario per aprire un letto matrimoniale queen-size a scomparsa.
Al mattino il letto può essere richiuso, il volume torna nella direzione opposta e lo spazio viene restituito al soggiorno e alla zona di lavoro.
Il principio ricorda quello dei mobili trasformabili e delle soluzioni salvaspazio, ma Five to One porta l’idea a un livello diverso.
Non si trasforma soltanto un mobile.
Si trasforma la stanza.
Il punto non è riuscire a nascondere un letto.
È restituire davvero alla casa i metri quadrati che quel letto occuperebbe per tutte le ore in cui nessuno lo sta utilizzando.
Persino il televisore deve sapere da che parte guardare
Quando la casa cambia configurazione, anche gli oggetti devono seguirla.
Nel grande modulo mobile MKCA integrò quindi armadi, contenitori, componenti audiovisivi e infrastruttura di rete.
Il televisore può ruotare di 180 gradi: in una configurazione guarda verso il soggiorno, nell’altra verso la zona notte.
Dall’altra parte dell’appartamento trovano posto un piccolo ufficio domestico, una libreria e un dry bar.
Quasi tutto è stato quindi progettato pensando non soltanto alla posizione degli oggetti, ma al modo in cui le persone si muovono nell’ambiente durante la giornata.
MKCA descrive infatti il progetto come basato su scenari e sulla “choreography of the body in space”, la coreografia del corpo nello spazio.
L’espressione può sembrare un po’ solenne, finché non immagini di alzarti dal letto, richiuderlo, spostare una parete e vedere comparire il soggiorno.
A quel punto “coreografia” non sembra più una definizione così esagerata.
Ma cinque stanze entrano davvero in 36 metri quadrati?

Non esattamente.
Ed è una distinzione importante, perché permette di capire il progetto senza trasformarlo nell’ennesima promessa miracolosa sul design salvaspazio.
Five to One non contiene cinque normali stanze indipendenti compresse magicamente dentro un monolocale.
Contiene uno spazio che assume funzioni differenti in momenti differenti.
Quando viene aperta la zona notte, una parte del soggiorno necessariamente si riduce. Quando il modulo viene spostato, cambiano le proporzioni disponibili per le altre funzioni.
I metri quadrati non aumentano.
Vengono negoziati continuamente.
Ed è proprio questo che rende il progetto più intelligente di molti mobili trasformabili spettacolari.
Non cerca di convincerci che 36 metri quadrati siano diventati 100.
Accetta che lo spazio sia limitato e prova semplicemente a utilizzarlo dove serve, quando serve.
Il trucco non è far sembrare la casa più grande
La palette chiara e uniforme contribuisce certamente a rendere l’ambiente luminoso e visivamente ordinato.
Ma il risultato non nasce da un trucco cromatico.
Nasce soprattutto dal fatto che l’appartamento evita di assegnare permanentemente ogni metro quadrato a una singola funzione.
Michael Chen ha spiegato questo principio anche molti anni dopo.
In un’intervista pubblicata dal Guardian nel 2024, l’architetto è tornato proprio sul tema delle abitazioni compatte e sull’importanza di immaginare come uno spazio cambi nel corso della giornata.
Chen sottolinea anche qualcosa che può sembrare controintuitivo quando i metri quadrati sono pochi: non bisogna necessariamente riempire ogni centimetro disponibile.
Lasciare alcune parti volutamente libere offre quello che definisce un visual and spatial relief, una sorta di respiro visivo e spaziale.
È un concetto molto meno spettacolare di una parete motorizzata.
Ma probabilmente è altrettanto importante.

La vera innovazione non era il motore
È facile guardare Five to One e concentrarsi sul meccanismo che sposta la parete.
È la parte che funziona meglio nei video.
È quella che produce l’effetto wow.
Ma probabilmente non è la vera innovazione del progetto.
Un sistema motorizzato introduce inevitabilmente costi, complessità e manutenzione. Se qualcosa si rompe, non hai soltanto un mobile che non funziona: potresti avere anche una camera da letto che non si apre correttamente.
L’intuizione più interessante è un’altra:
progettare la casa in funzione del tempo oltre che dello spazio.
Una sala da pranzo viene utilizzata poche ore al giorno.
Un letto resta inutilizzato per gran parte della giornata.
Una scrivania può servire soltanto durante l’orario di lavoro.
Eppure nelle abitazioni tradizionali ognuno di questi elementi reclama permanentemente una parte dei nostri metri quadrati.
Five to One prova a cambiare questa regola.
Non assegna semplicemente una funzione a ogni spazio.
Assegna una funzione allo spazio nel momento in cui quella funzione serve.
Five to One non rimase un esperimento isolato
MKCA non abbandonò questa idea dopo il progetto di Manhattan.
Negli anni successivi continuò a sperimentare con abitazioni capaci di modificare il proprio funzionamento.
Nell’Attic Transformer, per esempio, elementi estraibili consentono a uno spazio di appena 225 piedi quadrati, circa 21 metri quadrati, di far comparire tavolo da pranzo, postazione di lavoro e contenitori soltanto quando servono.
Nel Pied-à-mer, progettato all’interno di uno yacht residenziale, tavoli e letti possono invece scomparire per permettere allo stesso appartamento di modificare la propria configurazione.
Cambiano le dimensioni e cambiano i contesti.
L’idea rimane sorprendentemente coerente:
non progettare soltanto ciò che una stanza è, ma ciò che può diventare.
Dieci anni dopo questa idea sembra ancora più attuale
Five to One risale al 2015, ma oggi sembra meno una curiosità da rivista di design e più una risposta a un problema molto contemporaneo.
Lavoriamo da casa, mangiamo nello stesso ambiente, guardiamo film, riceviamo amici e cerchiamo momenti di privacy. Spesso chiediamo a un appartamento relativamente piccolo di svolgere funzioni che una volta erano distribuite tra stanze diverse.
Questo non significa che dovremmo installare tutti una parete motorizzata in salotto.
A volte un tavolo pieghevole progettato bene risolve un problema meglio di un sistema complesso pieno di motori.
Ma Five to One dimostra qualcosa di più interessante: una casa non deve necessariamente essere una collezione di stanze immobili.
Può diventare un sistema capace di adattarsi.
Il principio compare, in forme completamente diverse, anche in altre tecnologie che abbiamo raccontato su InnovativaMENTE.
Un vetro intelligente che passa da trasparente a opaco permette alla stessa superficie di comportarsi in due modi diversi a seconda della necessità.
Su una scala infinitamente maggiore, persino progetti come l’ascensore MULTI senza funi partono da una domanda simile: quanto spazio viene realmente utilizzato e quanto ne viene immobilizzato dall’infrastruttura tradizionale?
Dal mobile alla stanza, fino all’intero edificio, il problema rimane sorprendentemente simile:
quanto dello spazio che possediamo stiamo realmente utilizzando?
Il lusso di una casa piccola potrebbe essere proprio il vuoto
Five to One è spettacolare quando la parete comincia a muoversi.
Ma forse il momento più interessante arriva subito dopo.
Il letto scompare, il modulo torna indietro e davanti a noi rimane semplicemente una stanza libera.
Non un ambiente riempito di mobili trasformabili, contenitori e meccanismi.
Spazio.
Quando viviamo in pochi metri quadrati siamo spesso tentati di occupare ogni centimetro con mensole, armadi, tavoli, contenitori e oggetti multifunzione.
Five to One suggerisce quasi il contrario.
Una casa ha bisogno anche di qualcosa che non possiamo acquistare in un negozio di arredamento:
un po’ di vuoto.
Il progetto non rende un appartamento di 36 metri quadrati grande quanto una casa di 120.
Fa qualcosa di molto più credibile.
Cerca di fare in modo che quei 36 metri quadrati appartengano, di volta in volta, alla persona che li sta utilizzando.
Forse il vero lusso delle case piccole non sarà quindi riuscire a far entrare sempre più cose.
Sarà riuscire a farle sparire quando non servono.
Tu vivresti in un appartamento così? Preferiresti una grande parete motorizzata capace di trasformare la stanza oppure soluzioni salvaspazio più semplici? Raccontacelo nei commenti.
E se conosci qualcuno che sostiene di non avere più spazio in casa, condividigli questo articolo: magari il problema non è soltanto quanti metri quadrati possiede, ma quante cose pretende che li occupino continuamente.
Domande frequenti sul Five to One Apartment
Quanto è grande il Five to One Apartment?
Il Five to One Apartment misura 390 piedi quadrati, equivalenti a circa 36 metri quadrati. Il dato di 120 m² riportato nel vecchio articolo di InnovativaMENTE era errato: la superficie corretta è indicata direttamente da MKCA.
Chi ha progettato il Five to One Apartment?
Il progetto è dello studio newyorkese Michael K Chen Architecture. La pagina ufficiale accredita nel team Braden Caldwell e Michael Chen.
Come funziona la parete mobile?
Un grande elemento contenitore motorizzato scorre attraverso la stanza modificando la superficie disponibile tra zona giorno e zona notte. Spostandosi può rivelare lo spogliatoio e creare lo spazio necessario per aprire il letto matrimoniale a scomparsa.
Il Five to One Apartment crea davvero cinque stanze?
Non cinque stanze tradizionali utilizzabili contemporaneamente. Lo stesso spazio viene riconfigurato per permettere attività differenti come dormire, lavorare, vestirsi, mangiare e vivere il soggiorno. È quindi più corretto parlare di diverse configurazioni funzionali dello stesso appartamento.
Quanto costa realizzare un sistema simile?
MKCA non pubblica un prezzo standard per il Five to One Apartment. Il progetto utilizza arredi ed elementi mobili realizzati su misura per quello specifico spazio, quindi non è possibile ricavare un costo generale applicabile a una normale ristrutturazione.




