Knocki voleva trasformare tavoli e pareti in pulsanti. Dieci anni dopo è ancora in vendita

Nel 2016 Knocki raccolse oltre 1,1 milioni di dollari con una promessa insolita: trasformare tavoli, pareti e porte in comandi per la smart home. Dieci anni dopo il prodotto è ancora in vendita. E la sua storia racconta molto di come sia cambiata la casa intelligente.

C’è un gesto che facciamo quasi istintivamente quando qualcosa non funziona: gli diamo un colpetto.

Al telecomando, al tavolo, alla vecchia televisione. Qualche volta persino al computer, anche se sappiamo perfettamente che non servirà a nulla.

Nel 2016 qualcuno ebbe un’intuizione tanto semplice quanto efficace: e se quei colpetti diventassero davvero dei comandi?

Nacque così Knocki, un piccolo dispositivo pensato per essere nascosto sotto un tavolo, dietro una parete o su una porta e trasformare quella superficie in una sorta di telecomando invisibile. Due tocchi sul comodino per spegnere le luci, un altro ritmo per avviare una routine, qualche colpetto sul piano della cucina per far squillare lo smartphone che non riusciamo più a trovare.

Quando ne parlammo per la prima volta su InnovativaMENTE sembrava uno di quei gadget perfetti per una campagna di crowdfunding: idea immediata, video spettacolare, promessa futuristica.

Sono passati dieci anni.

E la parte sorprendente è che Knocki è ancora in vendita.

Quasi novemila persone finanziarono l’idea di bussare sul tavolo

Knocki arrivò su Kickstarter nel maggio del 2016 con un obiettivo piuttosto modesto: 35.000 dollari.

La campagna terminò con 1.144.399 dollari raccolti da 8.897 sostenitori.

Non è difficile capire perché.

La smart home stava iniziando a riempirsi di lampadine connesse, termostati, serrature, speaker e applicazioni. Per controllare tutto servivano smartphone, telecomandi, interruttori intelligenti o nuove interfacce.

Knocki proponeva l’esatto contrario.

Non aggiungere un nuovo pulsante.

Usare quello che era già davanti a noi.

Il tavolo.

La parete.

La porta.

Il comodino.

No, il tavolo non diventa davvero un touchscreen

Cavernicolo InnovativaMENTE tocca un dispositivo smart sotto un mobile per controllare luci, musica e funzioni della casa intelligente
Knocki nasce dall’idea di trasformare superfici e tocchi in comandi per la smart home, evitando di dipendere ogni volta da smartphone o assistenti vocali.

Qui vale la pena correggere una semplificazione che compariva anche nel nostro vecchio articolo.

Knocki non trasforma una superficie nel touchscreen di uno smartphone. Non sa in quale punto preciso del tavolo abbiamo appoggiato il dito e non riconosce swipe o gesti disegnati sulla superficie.

Il principio è molto più semplice e, per certi versi, anche più elegante.

Secondo la documentazione ufficiale di Knocki, all’interno del dispositivo c’è un accelerometro che rileva le vibrazioni meccaniche generate dai tocchi. Già nel 2016 Wired descriveva Knocki proprio come un sistema capace di riconoscere le vibrazioni della superficie invece di ascoltare il suono.

È una distinzione importante.

Knocki può quindi essere nascosto sotto un tavolo o dietro una superficie e continuare a percepire ciò che accade dall’altra parte. Il produttore indica compatibilità con materiali come legno, vetro, metallo, pietra e cartongesso, con una sensibilità regolabile anche per superfici più massicce come granito e marmo.

La tecnologia, in altre parole, può scomparire.

Rimane soltanto il gesto.

Il comodino diventa un interruttore che nessuno vede

È probabilmente qui che Knocki conserva ancora oggi gran parte del suo fascino.

Un singolo dispositivo può memorizzare fino a dieci diversi pattern di tocchi, come conferma anche il centro assistenza ufficiale.

Non significa che sia necessario imparare una specie di alfabeto Morse domestico. Potremmo usare soltanto due o tre gesti facili da ricordare.

Sul comodino, per esempio, due tocchi possono spegnere le luci e un ritmo diverso può attivare una routine serale. Sul tavolino del soggiorno un’altra sequenza può controllare illuminazione o musica. In cucina un colpetto può far squillare lo smartphone smarrito.

Una volta configurato attraverso l’app, Knocki utilizza il Wi-Fi e può continuare a eseguire le azioni impostate anche quando lo smartphone non è nelle vicinanze.

L’idea non è tanto trasformare ogni superficie in un pannello di controllo.

È fare in modo che il pannello di controllo non sembri più un pannello di controllo.

Dieci anni dopo è arrivato anche Home Assistant

Nel 2016 Home Assistant era già nato, ma aveva dimensioni e diffusione completamente diverse da quelle attuali.

Oggi Knocki dispone di una integrazione ufficiale con Home Assistant, introdotta con la versione 2024.7.

I pattern impostati in Knocki possono essere utilizzati come trigger per le automazioni della casa: un gesto sul comodino può quindi diventare il punto di partenza per una sequenza molto più complessa gestita da Home Assistant.

È un risultato interessante per un dispositivo nato quasi dieci anni prima.

C’è però una piccola curiosità.

Nell’ultimo aggiornamento visibile dell’app iOS, datato 21 gennaio 2025, Knocki descriveva ancora l’integrazione Home Assistant come beta. Dal lato Home Assistant, invece, l’integrazione è ormai presente nella documentazione ufficiale.

Non è necessariamente una contraddizione: un’integrazione può essere supportata dal progetto Home Assistant mentre alcune funzioni o procedure vengono ancora considerate sperimentali dal produttore.

La cosa più interessante è un’altra.

Knocki è riuscito ad arrivare fino a un ecosistema domotico che nel 2016 era molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Nel frattempo la casa intelligente ha cambiato idea

Ed è qui che la storia diventa più interessante del gadget.

Nel 2016 l’idea di controllare la casa battendo sul tavolo sembrava futuristica. Poco dopo sono arrivati in massa gli assistenti vocali e ci siamo abituati a dire ad Alexa, Google Assistant o Siri di accendere una luce, modificare la temperatura o avviare una routine.

Poi siamo andati ancora oltre.

La nuova frontiera della smart home prova a eliminare persino il comando.

Progetti come Xiaomi Miloco cercano di costruire una casa capace di interpretare ciò che sta succedendo e reagire al contesto.

È quasi l’opposto della filosofia di Knocki.

Knocki aspetta che bussiamo sul tavolo.

Una smart home davvero proattiva vorrebbe capire da sola perché stiamo per farlo.

Eppure proprio questo rende Knocki ancora interessante.

Non sempre vogliamo parlare con la casa. E non sempre vogliamo che sia la casa a decidere.

A volte vogliamo semplicemente spegnere una luce senza cercare il telefono.

Due colpetti sul comodino risolvono il problema.

Niente microfono, ma questo non significa niente cloud

Uno dei vantaggi più intuitivi rispetto agli assistenti vocali è che Knocki non contiene un microfono utilizzato per ascoltare i comandi.

Il dispositivo rileva le vibrazioni della superficie. Non deve quindi rimanere in attesa di una parola di attivazione e non ascolta ciò che viene detto nella stanza.

Questo è un vantaggio reale.

Ma sarebbe sbagliato trasformarlo nella promessa di una smart home completamente offline.

La stessa FAQ ufficiale spiega che Knocki utilizza il Wi-Fi per collegarsi a un server di automazione nel cloud, che identifica il comando e invia l’azione al servizio o dispositivo interessato. Knocki può anche inviare comandi HTTP sulla rete locale, ma la normale architettura del prodotto non può essere descritta semplicemente come “tutto locale”.

Anche Home Assistant classifica l’integrazione Knocki come Cloud Push.

Sul fronte dell’app, la scheda dell’App Store indica che il produttore può trattare dati come posizione approssimativa, indirizzo email, utilizzo dell’app e diagnostica. Apple precisa che queste informazioni sono dichiarate dallo sviluppatore e non vengono verificate direttamente da Apple.

La conclusione più corretta è quindi meno spettacolare ma molto più utile:

Knocki non ascolta le conversazioni, ma resta un dispositivo connesso.

C’è ancora spazio per un interruttore invisibile?

Paradossalmente sì.

La voce è comoda, ma parlare con la casa non è sempre naturale. Di notte pronunciare un comando può essere più fastidioso che toccare due volte il comodino. In una stanza rumorosa il comando fisico può essere più affidabile. In altri casi potremmo semplicemente non volere uno smart speaker sempre presente.

Esiste anche un possibile vantaggio legato all’accessibilità.

Trasformare un’intera superficie in un comando può risultare più pratico, in alcune situazioni, rispetto a raggiungere un piccolo interruttore o utilizzare uno smartphone. Knocki stesso presenta questo scenario tra i possibili utilizzi del prodotto.

Va però raccontato per quello che è: un possibile vantaggio progettuale, non una soluzione universale o una tecnologia assistiva clinicamente validata.

Il concetto, in fondo, è simile a quello che vediamo in molte altre tecnologie domestiche: ridurre l’interfaccia fino quasi a farla scomparire.

Un vetro intelligente può diventare opaco senza tende o pannelli aggiuntivi. Le serrature con impronta digitale cercano di rendere superfluo il gesto di prendere una chiave. E i robot aspirapolvere più evoluti stanno progressivamente eliminando molte delle attenzioni richieste dai primi modelli.

Sono tecnologie molto diverse, ma condividono una filosofia.

Quando funzionano davvero bene, ci accorgiamo sempre meno che esistono.

La sorpresa più grande: Knocki costa ancora 99 dollari

La parte più inattesa di questa storia arriva aprendo il sito ufficiale nel 2026.

Knocki non è diventato una pagina abbandonata di una startup scomparsa.

Il sito ufficiale propone ancora Knocki Original a 99 dollari. Sono disponibili anche confezioni multiple e un adattatore USB-C da 19 dollari, pensato per alimentare il dispositivo senza affidarsi esclusivamente alle batterie AAA.

Non significa automaticamente che Knocki sia diventato un successo di massa.

Significa però che il prodotto è sopravvissuto a una quantità impressionante di mode tecnologiche.

C’è un elemento che invita alla prudenza: sull’App Store l’ultimo aggiornamento iOS visibile risale al 21 gennaio 2025. Nel momento in cui scriviamo non abbiamo quindi elementi sufficienti per dire che l’app riceva aggiornamenti frequenti nel 2026.

Il prodotto continua comunque a essere venduto e la documentazione ufficiale resta online.

Per un gadget nato su Kickstarter nel 2016, non è poco.

Anche nove recensioni possono raccontare qualcosa, ma non tutto

La pagina statunitense dell’App Store mostra attualmente una valutazione di 3,3 stelle su 5, ma basata su appena nove giudizi.

È un campione troppo piccolo per trasformarlo in un verdetto sul prodotto.

Alcuni commenti pubblicati nel tempo parlano di configurazione e integrazioni migliorabili, altri sono decisamente più positivi.

Più che stabilire se Knocki sia “buono” o “cattivo”, quelle recensioni ricordano quanto possa diventare complicata la smart home quando dietro a un gesto apparentemente semplice esistono sensore, Wi-Fi, cloud, integrazione e dispositivo finale.

L’interruttore tradizionale conserva un vantaggio difficile da battere.

Quando lo premi, raramente deve autenticarsi su Internet.

Fallimento? Sarebbe una definizione troppo semplice

Molte delle tecnologie che recuperiamo dagli archivi di InnovativaMENTE sono ormai scomparse.

Startup chiuse, gadget mai arrivati sul mercato, campagne di crowdfunding finite male.

Knocki racconta una storia diversa.

Non ha rivoluzionato il modo in cui controlliamo la casa. Non vediamo persone bussare sui tavoli in ogni appartamento e gli interruttori sono ancora saldamente al loro posto.

Ma dieci anni dopo il dispositivo è ancora acquistabile.

E soprattutto la sua intuizione conserva una logica.

Nel 2016 immaginavamo la smart home come una casa alla quale avremmo dato sempre più comandi.

Oggi la direzione più ambiziosa sembra quasi opposta: una casa davvero intelligente dovrebbe richiedercene sempre meno.

In mezzo a queste due idee rimane Knocki.

Non prova a leggere la mente.

Non aspetta che gli parliamo.

Ci chiede soltanto di bussare.

Forse non era il futuro della smart home.

Ma dieci anni dopo rimane un modo sorprendentemente elegante di premere un interruttore che non esiste.

Se potessi scegliere, preferiresti controllare la casa con un colpetto sul tavolo, con la voce oppure lasciare che sia la casa stessa a capire cosa fare? Raccontacelo nei commenti.

E se conosci qualcuno che continua a parlare con Alexa mentre potrebbe semplicemente bussare sul comodino, condividigli questa storia: almeno avrete un nuovo argomento su cui discutere.

Domande frequenti su Knocki

Come funziona Knocki?

Knocki rileva le vibrazioni generate dai tocchi attraverso un accelerometro e altri sistemi di rilevamento non acustici. I diversi pattern possono poi essere associati ad azioni e automazioni.

Knocki usa un microfono?

No. Secondo la documentazione del produttore, Knocki riconosce le vibrazioni della superficie e non utilizza un microfono per interpretare i comandi.

Knocki funziona completamente offline?

Non normalmente. Il dispositivo utilizza il Wi-Fi e molte funzioni passano attraverso servizi cloud. Knocki può anche inviare comandi HTTP sulla rete locale, ma l’integrazione ufficiale Home Assistant è classificata come Cloud Push.

Quanti gesti può riconoscere Knocki?

Ogni dispositivo può memorizzare fino a dieci diversi pattern di tocchi. A ogni gesto possono essere associate azioni differenti.

Knocki funziona con Home Assistant?

Sì. Home Assistant dispone di un’integrazione ufficiale per Knocki introdotta con Home Assistant 2024.7.

Quanto costa Knocki?

Ad agosto 2026 Knocki Original viene proposto sul sito ufficiale a 99 dollari. Prezzo, disponibilità e condizioni di spedizione possono naturalmente cambiare nel tempo.

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Daniele Pirotta
Daniele Pirotta

Appassionato di tecnologia, innovazione e design, seguo con curiosità le idee, i prodotti e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Mi piace approfondire le innovazioni più interessanti e raccontarle con un linguaggio semplice, chiaro e concreto, rendendole accessibili anche a chi non è un esperto.

Da sempre sono affascinato da tutto ciò che unisce creatività e tecnologia: dall’intelligenza artificiale ai gadget più innovativi, dalla mobilità del futuro alla domotica, fino alle startup che cercano di trasformare un’idea in realtà.

Accanto alla tecnologia coltivo una grande passione per la musica. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e continuo a divertirmi componendo musica e trasformando le idee in nuove melodie.

Attraverso InnovativaMENTE condivido curiosità, analisi e approfondimenti sul progresso tecnologico, con l’obiettivo di aiutare i lettori a comprendere le innovazioni di oggi e a immaginare i cambiamenti di domani.

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