Oggi comandare un robot con lo smartphone non sembra più qualcosa di particolarmente futuristico. Nel 2014, però, vedere un piccolo cilindro su due ruote partire a tutta velocità, derapare, girare su se stesso e rispondere ai movimenti delle dita sullo schermo aveva ancora un certo effetto.
Si chiamava Ollie, era prodotto da Sphero e costava 99 dollari.
Poteva raggiungere circa 23 km/h, aveva un’autonomia vicina a un’ora e sembrava nato soprattutto per una cosa: divertirsi.
Poi Ollie è scomparso dai negozi. Nel 2018 Sphero ne ha interrotto la produzione e nel 2022 ha ritirato persino l’applicazione originale dagli store.
Sembrerebbe la solita storia di un gadget tecnologico diventato inutilizzabile quando il produttore ha smesso di occuparsene.
Ma Ollie ha avuto un destino un po’ diverso.
Un piccolo robot costruito per correre
Prima di Ollie, Sphero era conosciuta soprattutto per il robot sferico che portava il nome dell’azienda: una palla controllabile tramite smartphone capace di muoversi in ogni direzione.
Con Ollie il concetto cambiò.
Il nuovo robot aveva una forma cilindrica, due grandi ruote laterali e un comportamento che ricordava più una piccola automobile radiocomandata che un robot tradizionale.
Quando arrivò sul mercato nel settembre 2014, il prezzo indicato negli Stati Uniti era di 99 dollari. Le recensioni dell’epoca sottolineavano soprattutto velocità e capacità acrobatiche: Ollie poteva eseguire rotazioni, derapate e altri trick controllati dall’applicazione per iOS e Android. TIME lo descriveva all’epoca come un piccolo robot progettato principalmente per velocità e acrobazie.
Le specifiche che Sphero conserva ancora oggi nella propria documentazione indicano una velocità massima di 14 mph, circa 23 km/h, una portata Bluetooth di circa 25 metri e fino a un’ora di utilizzo con una carica. La pagina ufficiale di supporto dedicata a Ollie conserva anche le istruzioni per collegarlo e utilizzarlo.
Venti chilometri orari possono sembrare pochi parlando di un’automobile.
Per un oggetto grande più o meno come una lattina che corre sul pavimento del soggiorno sono un’altra storia.
Lo smartphone diventava il telecomando
Uno degli aspetti più interessanti di Ollie non era però la velocità.
Era il telefono.
All’epoca stavamo entrando rapidamente in una fase in cui lo smartphone smetteva di essere soltanto uno strumento per telefonare, navigare e scattare fotografie. Le applicazioni iniziavano a trasformarlo nel telecomando universale della nostra vita digitale.
Ollie era una piccola dimostrazione di quella trasformazione.
Bluetooth, sensori e touchscreen permettevano di controllare un oggetto fisico direttamente dallo schermo che avevamo già in tasca. Non serviva un telecomando dedicato e la personalità del robot poteva essere modificata attraverso il software.
Una dinamica che oggi vediamo ovunque, dai dispositivi per la casa intelligente fino ai robot domestici. I modelli sono diventati infinitamente più sofisticati: basta confrontare Ollie con gli attuali robot umanoidi pensati per la casa e per le fabbriche per rendersi conto di quanto velocemente sia cambiato il settore.
Ollie apparteneva però a un momento particolare: quello in cui mettere delle ruote a un’applicazione sembrava già futuro.

Un giocattolo, ma non soltanto
Ridurre Ollie a una macchinina radiocomandata sarebbe comunque ingeneroso.
Sphero aveva cominciato presto a sperimentare il potenziale educativo dei propri robot. La possibilità di programmare movimenti e comportamenti trasformava oggetti apparentemente ludici in strumenti con cui avvicinarsi alla programmazione.
Nel 2016 il New Yorker raccontava già l’utilizzo dei robot Sphero nelle scuole per insegnare coding, matematica e problem solving. Ollie faceva parte della stessa famiglia di dispositivi programmabili, anche se il suo carattere era molto più orientato alla velocità e al divertimento.
Ed è proprio questo aspetto che avrebbe finito per diventare importante per il futuro dell’azienda.
Nel 2018 Sphero cambia strada
La stagione dei robot giocattolo di Sphero fu intensa.
Arrivarono collaborazioni con Disney e prodotti ispirati a Star Wars, come BB-8, oltre a numerosi altri dispositivi consumer.
Ma vendere gadget tecnologici legati all’intrattenimento comportava un problema: il loro successo poteva essere enorme all’inizio e diminuire molto rapidamente negli anni successivi.
Nel gennaio 2018 Sphero tagliò decine di posti di lavoro e iniziò a concentrare maggiormente le proprie attività sul settore educativo. TechCrunch raccontò all’epoca il cambio di strategia verso l’education. Nello stesso anno Ollie venne ufficialmente discontinuato.
Guardando il catalogo Sphero di oggi, la trasformazione è evidente: robot programmabili, kit STEM, corsi di computer science e strumenti destinati soprattutto a scuole, insegnanti e studenti sono diventati il centro dell’offerta.
Il piccolo robot nato per fare derapate sul pavimento aveva involontariamente indicato una delle strade che l’azienda avrebbe poi seguito.
Poi è sparita anche l’app di Ollie
Ed eccoci alla parte della storia che oggi rende Ollie più interessante di quando era semplicemente un gadget nuovo.
Il 1° febbraio 2022 Sphero ha rimosso l’applicazione Ollie dagli store e ha annunciato che non sarebbero più arrivati aggiornamenti. Chi l’aveva già scaricata poteva continuare a utilizzarla, mentre per Android l’azienda ha mantenuto disponibile anche un APK, avvertendo però che la compatibilità con i sistemi operativi moderni non è garantita.
È una situazione che ricorda molto quella raccontata nella storia di Little Printer, la stampante diventata quasi inutile quando scomparve il servizio cloud da cui dipendeva.
Con una differenza fondamentale.
Ollie non è stato completamente abbandonato dal software.
Un Ollie del 2014 può funzionare ancora oggi
Sphero continua infatti a indicare Ollie come compatibile con l’app Sphero Edu.
La documentazione attuale elenca il robot del 2014 tra i modelli supportati dalle applicazioni native per iOS, Android, Windows e macOS. La versione Web di Sphero Edu, invece, non supporta Ollie. La tabella ufficiale di compatibilità è ancora disponibile nel supporto Sphero.
Questo significa che chi trova un vecchio Ollie in un cassetto potrebbe ancora riuscire a controllarlo senza dover necessariamente recuperare l’applicazione originale del 2014.
Naturalmente c’è un’altra variabile che nessun aggiornamento software può risolvere facilmente: la batteria.
Dopo più di dieci anni, un esemplare rimasto inutilizzato a lungo potrebbe avere un’autonomia drasticamente ridotta o non riuscire più a caricarsi correttamente. La stessa documentazione Sphero contiene ancora indicazioni per problemi di ricarica e modalità deep-sleep, ma un componente chimico invecchiato rimane un limite concreto.
Non consiglierei quindi di acquistare un Ollie usato aspettandosi automaticamente un giocattolo perfettamente funzionante.
Come oggetto tecnologico da riscoprire, però, è diventato quasi più interessante oggi che nel 2014.
Quando il software decide quanto vive un gadget
La storia di Ollie tocca uno dei temi che ricorre spesso quando torniamo a osservare le innovazioni di dieci anni fa.
L’hardware può sopravvivere al prodotto.
Un motore può essere ancora perfettamente funzionante. I sensori possono continuare a fare il proprio lavoro. La plastica può essere intatta.
Poi scompare un’app e improvvisamente cambia tutto.
Lo abbiamo visto in maniera ancora più evidente con Little Printer e lo ritroviamo, sotto una forma diversa, nelle storie di prodotti come LunaLuxx, la lampada a levitazione magnetica arrivata per un soffio al traguardo su Kickstarter.
Un gadget tecnologico non dipende soltanto dalla qualità dell’oggetto che compriamo.
Dipende anche da ciò che gli sta intorno:
dall’applicazione, dagli aggiornamenti, dai server, dalla compatibilità con i sistemi operativi e, soprattutto, dalla volontà del produttore di continuare a mantenerlo.
Ollie, da questo punto di vista, è stato relativamente fortunato. L’app originale è morta, ma Sphero Edu gli ha lasciato una piccola porta aperta.
Ollie non era il futuro. Era un pezzo del futuro
Riguardando oggi i video di Ollie è difficile considerarlo rivoluzionario.
Era essenzialmente un giocattolo radiocomandato molto ben progettato, dotato di Bluetooth, sensori, software e una notevole capacità di attirare l’attenzione.
Ma proprio per questo rappresenta bene un momento della tecnologia consumer.
Erano gli anni in cui aggiungere un’app a un oggetto sembrava sufficiente per reinventarlo. Penne, lampade, stampanti, bracciali e giocattoli cercavano tutti un modo per dialogare con lo smartphone.
Alcuni sono scomparsi rapidamente. Altri hanno trovato una seconda vita. Alcune idee hanno invece anticipato prodotti diventati molto più sofisticati anni dopo.
È successo anche alla Scribble Pen, una delle invenzioni nate nell’epoca d’oro dei gadget connessi e del crowdfunding.
Ollie appartiene alla seconda categoria.
Il giocattolo non viene più prodotto e la sua applicazione originale non esiste più negli store, ma una parte della tecnologia è sopravvissuta dentro l’ecosistema educativo costruito successivamente da Sphero.
Forse il suo risultato più interessante non è quindi essere riuscito a correre a 23 km/h.
È essere ancora riconosciuto da un’applicazione dodici anni dopo la sua nascita.
Hai ancora in casa un vecchio Ollie, uno Sphero o un altro gadget tecnologico che sembrava futuristico e poi è scomparso? Raccontacelo nei commenti: potrebbe diventare il prossimo prodotto di cui andremo a scoprire che fine ha fatto




