Ci sono progetti che falliscono clamorosamente e altri che raccolgono milioni. Poi ci sono quelli che arrivano al traguardo praticamente senza margine.
LunaLuxx appartiene alla terza categoria.
Nel 2015 questa insolita lampada da tavolo prometteva una scena che ancora oggi riesce a catturare l’attenzione: un piccolo disco luminoso sospeso nel vuoto, senza fili e apparentemente senza alcun sostegno.
La campagna Kickstarter puntava a raccogliere 65.000 euro.
Alla fine arrivò a 65.405 euro.
Appena 405 euro oltre il limite necessario per trasformare una campagna fallita in una campagna finanziata. I sostenitori furono 403.
Ed è proprio questo dettaglio, più di dieci anni dopo, a rendere interessante la storia di LunaLuxx.
Una lampada che sembrava un piccolo UFO
LunaLuxx era stata sviluppata da Elivatix, progetto nato nei Paesi Bassi e collegato all’ecosistema tecnologico di Eindhoven.
A prima vista sembrava una normale lampada minimalista. La parte interessante appariva quando si inseriva un piccolo disco nello spazio tra la base e la parte superiore.
Il disco rimaneva sospeso nell’aria.
Non era soltanto un effetto scenografico: era anche l’elemento che diffondeva la luce.
Il sistema combinava sospensione magnetica e tecnologia remote phosphor. Un elettromagnete nella parte superiore manteneva il disco in equilibrio, mentre un LED blu posizionato nella base illuminava il materiale fosforico presente sul disco, producendo una luce bianca diffusa. Una ricostruzione tecnica pubblicata all’epoca da HardwareZone descriveva nel dettaglio il funzionamento.
Secondo le specifiche riportate allora, il LED consumava circa 2-3 watt, mentre il sistema necessario alla levitazione richiedeva ulteriore energia. La luminosità dichiarata era paragonabile a quella di una lampadina tradizionale da circa 15-20 watt.
Anche il modo di accenderla faceva parte dell’esperienza: si inseriva il disco e la luce appariva. Togliendolo, la lampada si spegneva.
Una soluzione decisamente più complicata di un normale interruttore? si, ma anche molto più affascinante.
Kickstarter: una vittoria per appena 405 euro
La campagna Kickstarter originale di LunaLuxx aveva fissato un obiettivo di 65.000 euro.
Per la versione bianca o nera venivano indicati prezzi a partire da circa 120 euro, mentre alcune versioni colorate arrivavano a 150 euro. Le cronache dell’epoca riportavano inoltre circa 26 euro di spedizione.
Per buona parte della campagna il risultato non era affatto scontato.
Il 22 aprile 2015, per esempio, HardwareZone riportava circa 25.000 euro raccolti, quando mancavano ancora 34 giorni alla chiusura. Guardando la situazione in quel momento, sarebbe stato facile classificare LunaLuxx come l’ennesima idea curiosa destinata a non raggiungere il proprio obiettivo.
Invece la raccolta continuò.
Il risultato finale fu 65.405 euro, appena lo 0,6% circa sopra il traguardo.
Non un successo travolgente. Ma neppure il flop che a volte viene raccontato.
Il vero problema arrivò dopo il finanziamento
Raggiungere l’obiettivo su Kickstarter non significa avere già un prodotto pronto da mettere in una scatola.
Ed è qui che la storia di LunaLuxx diventa più interessante.
Le consegne erano state inizialmente prospettate per gennaio 2016. Gli aggiornamenti pubblicati sulla pagina Kickstarter del progetto raccontano però una produzione più lenta del previsto.
La prima tranche risulta consegnata il 23 maggio 2016, mentre il 29 giugno il team comunicava di aver spedito circa il 75% delle lampade. Un successivo aggiornamento dell’11 luglio indicava che il progetto era vicino al completamento delle spedizioni.
LunaLuxx, quindi, non fu un progetto che raccolse pochi soldi e scomparve.
Raggiunse il finanziamento per un soffio, entrò realmente in produzione e iniziò le consegne, ma accumulò diversi mesi di ritardo rispetto alle previsioni iniziali.
Dalle fonti pubbliche disponibili oggi non è però possibile stabilire con sufficiente certezza se ogni singolo sostenitore abbia effettivamente ricevuto la propria lampada. Meglio quindi evitare sia di descriverla come una truffa sia di trasformarla retroattivamente in una storia di successo perfetta.
La realtà, come spesso accade con il crowdfunding, è più sfumata.
Poi arrivò FLYTE
Il confronto più interessante è quello con FLYTE, un’altra lampada basata sulla levitazione magnetica comparsa nello stesso periodo.
La sua campagna Kickstarter partiva da un obiettivo di 80.000 dollari e arrivò a raccoglierne oltre 617.000.
Ma la differenza più significativa si vede negli anni successivi.
FLYTE è riuscita a trasformare quella tecnologia in una linea commerciale di prodotti basati sulla levitazione magnetica.
Questo rende difficile sostenere che LunaLuxx sia arrivata semplicemente “troppo presto” o che il pubblico non fosse pronto.
Due idee apparentemente simili possono partire quasi dallo stesso punto e seguire traiettorie completamente diverse.
Su InnovativaMENTE abbiamo già incontrato qualcosa di simile parlando del diffusore OM/ONE a levitazione magnetica, un altro tentativo di trasformare la levitazione da curiosità tecnica a elemento di design.
Quindi LunaLuxx fu un successo oppure un fallimento?
Dipende da quale momento della sua storia decidiamo di osservare.
Su Kickstarter fu tecnicamente un successo: superò il target previsto.
Dal punto di vista produttivo riuscì ad arrivare almeno alla fase delle consegne, anche se diversi mesi più tardi del previsto.
Sul piano commerciale di lungo periodo, invece, la situazione appare meno brillante.
Oggi non emerge un canale commerciale LunaLuxx paragonabile a quello costruito da FLYTE. Rimangono soprattutto la campagna Kickstarter, gli aggiornamenti del progetto e alcune tracce dell’attività di Elivatix.
Questo non basta per affermare che l’azienda sia “fallita”. Ma suggerisce che LunaLuxx non sia riuscita a trasformarsi in un prodotto duraturo e riconoscibile sul mercato come il concorrente svedese.
Ed è forse questa la parte più interessante della storia.
Raggiungere un obiettivo di crowdfunding e costruire un business sono due cose completamente diverse.
Una campagna misura quanto un’idea riesca a convincere un gruppo di persone in un determinato momento. Poi iniziano la progettazione industriale, produzione, controllo qualità, logistica, assistenza, marketing e vendite.
È lì che una bella idea deve dimostrare di poter diventare un vero prodotto.
Lo abbiamo visto anche con altre invenzioni raccontate su InnovativaMENTE, come la Scribble Pen e la Miracle Machine: tra una presentazione irresistibile e qualcosa che possiamo realmente acquistare e utilizzare può esserci un abisso.

Il particolare più curioso della storia
Nel 2015 sarebbe stato facile guardare LunaLuxx mentre arrancava verso i 65.000 euro e archiviarla come l’ennesima idea troppo strana per diventare reale.
Invece arrivò al traguardo, Per 405 euro.
Forse LunaLuxx non è diventata l’icona del design tecnologico che i suoi creatori speravano. Ma proprio per questo, a distanza di oltre dieci anni, racconta bene quanto possa essere sottile il confine tra un prototipo affascinante, una campagna finanziata e un vero prodotto di successo.
Quando una buona idea non basta
LunaLuxx non è interessante perché fu un fallimento. E neppure perché fu un grande successo.
È interessante perché rimase esattamente nel mezzo.
Dimostrò che l’idea poteva funzionare, convinse abbastanza persone da finanziare la produzione e riuscì persino ad arrivare alle consegne. Ma non sembra essere riuscita a compiere il passo successivo: trasformarsi in un prodotto capace di sopravvivere nel tempo.
Ed è probabilmente questa la lezione più utile lasciata da LunaLuxx.
La tecnologia può farci dire “wow”. Il mercato, invece, pretende molto di più.
E forse è proprio per questo che vale la pena tornare ogni tanto su queste vecchie promesse tecnologiche: non per ridere di ciò che non ha funzionato, ma per capire quali idee riescono davvero a superare la distanza tra prototipo, produzione e mercato.
Su InnovativaMENTE continueremo a farlo. Se c’è un gadget, una startup o un’invenzione del passato di cui vorresti sapere che fine ha fatto, scrivicelo nei commenti o segnalacelo: potrebbe essere il prossimo caso da riscoprire.




