Dyson Supersonic, 10 anni dopo: il phon da 600 prototipi ha davvero cambiato il mercato?

Nel 2016 Dyson impiegò 103 ingegneri e 600 prototipi per reinventare un oggetto apparentemente banale: l'asciugacapelli. Dieci anni dopo Supersonic è diventato una famiglia di prodotti. Ma ha davvero cambiato il mercato?

Nel 2016 Dyson fece una cosa che, sulla carta, sembrava quasi una provocazione: prese un oggetto che esisteva da decenni, lo smontò, lo ridisegnò da zero e decise che poteva costare quasi quanto uno smartphone.

Un asciugacapelli.

Il Dyson Supersonic arrivò sul mercato britannico a 299 sterline. Dietro quella cifra c’erano però quasi quattro anni di sviluppo, 103 ingegneri, circa 600 prototipi e, secondo Dyson, 1.010 miglia di capelli reali utilizzati durante i test.

Non esattamente il normale percorso di sviluppo di un phon.

WIRED raccontò il lancio nell’aprile 2016, quando Dyson entrava per la prima volta in un settore apparentemente lontanissimo dagli aspirapolvere e dai ventilatori che avevano costruito la sua fama.

Sono passati dieci anni.

Supersonic non è sparito, non è rimasto un costoso esperimento di design e non è finito in qualche museo dedicato alle stranezze tecnologiche degli anni Dieci.

È diventato l’inizio di un’intera famiglia di prodotti.

Ma questo significa davvero che ha cambiato il mercato degli asciugacapelli?

Perché un’azienda di aspirapolvere decise di occuparsi di capelli

Per capire Supersonic bisogna dimenticare per un momento i capelli.

Dyson aveva già costruito buona parte della propria identità facendo sempre la stessa cosa: prendere oggetti quotidiani che sembravano ormai “risolti” e chiedersi se fossero davvero progettati nel modo migliore possibile.

Era successo con l’aspirapolvere senza sacchetto. Poi con gli asciugamani ad aria e con i ventilatori senza pale.

L’asciugacapelli sembrava un bersaglio perfetto.

Il principio era rimasto sostanzialmente invariato per anni: un motore nella parte superiore, una resistenza che scalda l’aria e un’impugnatura sotto. Funzionava. Perché complicarsi la vita?

Dyson se la complicò parecchio.

L’azienda costruì laboratori dedicati allo studio dei capelli e analizzò l’effetto di asciugatura, temperatura, spazzolatura e trattamenti su differenti tipologie di capello. Dyson racconta ancora oggi quella fase di sviluppo, precisando che durante il progetto furono utilizzate 1.010 miglia di capelli reali.

È un dato aziendale, naturalmente, ma rende bene l’idea dell’approccio.

Se sembra un livello di ossessione eccessivo per costruire un phon, probabilmente era proprio quello il punto.

Il trucco più importante era nascosto nel manico

Guardando il primo Supersonic c’era una cosa che saltava immediatamente agli occhi: la grande apertura circolare al centro della testa.

Sembrava quasi che mancasse qualcosa.

In realtà il cambiamento più importante si trovava altrove.

Dyson aveva sviluppato un piccolo motore digitale V9 abbastanza compatto da poter essere sistemato nel manico invece che nella testa dell’asciugacapelli. Il motore misurava circa 27 millimetri di larghezza e, secondo le specifiche dell’azienda, poteva spostare circa 13 litri d’aria al secondo. La documentazione tecnica Dyson sul Supersonic originale mostra quanto quella scelta fosse centrale nel progetto.

Questo dettaglio permette anche di correggere una frase comparsa nel vecchio articolo pubblicato su InnovativaMENTE nel 2016.

Scrivevamo che il Supersonic era capace di produrre un getto d’aria “fino a otto volte più veloce rispetto agli altri modelli”.

Non era così.

Il dato delle otto volte riguardava la velocità del motore digitale V9 rispetto ai motori convenzionali presi come riferimento da Dyson, non la velocità del getto d’aria rispetto agli altri asciugacapelli.

È una differenza apparentemente piccola, ma interessante: mostra quanto facilmente una specifica tecnica spettacolare possa trasformarsi, nel tempo, in una promessa ancora più spettacolare.

Il vantaggio realmente comprensibile era invece molto semplice. Spostando il motore nel manico, Dyson poteva distribuire diversamente il peso e ridurre l’ingombro della testa.

Non serviva conoscere i giri al minuto per accorgersene.

Cavernicolo prova un asciugacapelli ad anello in un laboratorio mentre il flusso d’aria gli scompiglia i capelli.
Nel 2016 Dyson riprogettò l’asciugacapelli partendo da motore, distribuzione dei pesi e controllo del calore. Dieci anni dopo il progetto continua a evolversi.

Poi Dyson dichiarò guerra al calore

C’era un’altra idea dietro Supersonic che negli anni successivi sarebbe diventata ancora più importante: asciugare velocemente non dovrebbe significare semplicemente scaldare di più.

Il sistema di controllo della temperatura misura ripetutamente il calore dell’aria e interviene per limitarne gli eccessi. Nella gamma attuale Dyson dichiara che questa misurazione avviene 40 volte al secondo. Sul sito italiano dell’azienda, il controllo intelligente del calore continua a essere uno degli elementi centrali della famiglia Supersonic.

Questo non significa che utilizzare Supersonic renda impossibile danneggiare i capelli o che ogni beneficio dichiarato dal produttore debba essere considerato automaticamente dimostrato.

Ma l’idea progettuale era interessante perché cambiava la conversazione.

Il phon non doveva essere soltanto potente.

Doveva anche controllare quanto calore stava producendo.

Oggi ci sembra molto meno sorprendente. Nel 2016 contribuiva invece a trasformare un elettrodomestico banalissimo in qualcosa che assomigliava molto di più a un dispositivo tecnologico.

Il vero azzardo era il prezzo

La tecnologia spiegava soltanto metà della provocazione.

L’altra metà erano quelle 299 sterline.

Un asciugacapelli poteva costare una frazione di quella cifra e fare comunque una cosa fondamentale: asciugare i capelli.

Dyson chiedeva quindi al consumatore di accettare un’idea nuova: anche il phon poteva diventare un prodotto tecnologico premium, nel quale pagare ricerca, ergonomia, materiali, controllo elettronico e design.

Dieci anni dopo il prezzo resta uno degli elementi più divisivi della gamma. In una prova pubblicata nel 2026, The Guardian ha sottolineato proprio quanto gli asciugacapelli Dyson continuino a essere costosi.

È un dettaglio importante perché impedisce di trasformare questa storia in una celebrazione del prodotto.

Supersonic può aver introdotto idee interessanti senza diventare automaticamente il phon migliore per chiunque.

Per chi utilizza l’asciugacapelli pochi minuti alla settimana, spendere diverse centinaia di euro può avere pochissimo senso.

L’innovazione non cancella il rapporto qualità-prezzo.

Il segnale più importante arrivò due anni dopo

Se Supersonic fosse stato soltanto un curioso esperimento Dyson, probabilmente la storia sarebbe finita lì.

Invece nel 2018 arrivò Airwrap.

A quel punto diventò chiaro che Dyson non stava semplicemente vendendo un asciugacapelli costoso: stava costruendo una vera categoria di prodotti per la cura dei capelli basati sul controllo dell’aria, dei motori e della temperatura.

È un percorso interessante perché ricorda altre invenzioni che abbiamo recuperato dagli archivi di InnovativaMENTE. V-Tex cercava di reinventare il modo in cui raffreddiamo una bevanda, mentre Little Printer trasformava le informazioni digitali in piccoli fogli di carta.

La differenza è che Supersonic non è rimasto una curiosità di quell’epoca.

Ha generato una famiglia.

Dyson Supersonic Nural: nel 2024 il phon ha iniziato ad accorgersi di quanto è vicino alla testa

Otto anni dopo l’originale è arrivato Supersonic Nural.

La forma era ancora immediatamente riconoscibile, ma dentro erano comparsi nuovi sensori.

La funzione più curiosa utilizza un sensore per rilevare la distanza dalla testa e ridurre automaticamente la temperatura quando l’asciugacapelli si avvicina al cuoio capelluto. Un accelerometro può inoltre riconoscere quando il dispositivo viene appoggiato e ridurre calore e flusso d’aria. Gli accessori possono ricordare alcune impostazioni utilizzate in precedenza.

Dyson ha presentato ufficialmente Supersonic Nural nel marzo 2024.

Ed è qui che la storia diventa quasi ironica.

Nel 2016 sembrava esagerato mettere un controllo elettronico della temperatura dentro un asciugacapelli.

Otto anni dopo il phon aveva iniziato a capire persino quanto fosse vicino alla nostra testa.

Poi Dyson ha cambiato di nuovo forma

Sempre nel 2024 Dyson ha mostrato ai professionisti il Supersonic r, arrivato successivamente anche al pubblico consumer.

Questa volta il cambiamento estetico è evidente: il classico anello del Supersonic lascia spazio a una struttura curva che ricorda una lettera “r”.

Secondo Dyson, il modello è 30% più piccolo e 20% più leggero rispetto al Supersonic originale. Gli accessori possono inoltre essere riconosciuti dal dispositivo, che richiama automaticamente determinate impostazioni di temperatura e flusso.

Il Supersonic r è oggi presente anche nella gamma italiana Dyson.

Non è necessario appassionarsi agli asciugacapelli per vedere il filo che collega questi prodotti.

Nel 2016 Dyson aveva spostato il motore nel manico.

Dieci anni dopo continua ancora a cercare di ridurre peso e dimensioni e a controllare meglio il modo in cui aria e calore raggiungono i capelli.

Non è la storia di un prodotto rimasto fermo.

Dyson Supersonic Travel: il modello arrivato nel decimo anniversario

C’è quasi una simmetria perfetta.

Nel 2016 nasce Supersonic.

Nel 2026 Dyson presenta Supersonic Travel, una versione progettata esplicitamente per essere trasportata più facilmente.

Secondo l’azienda è 32% più piccola e 25% più leggera rispetto al Supersonic originale e aggiunge il voltaggio universale, una caratteristica particolarmente utile per chi viaggia tra Paesi con reti elettriche differenti. Dyson ha presentato ufficialmente Supersonic Travel nel 2026.

Dieci anni dopo i 600 prototipi del primo modello, l’azienda sta quindi ancora cercando di risolvere una delle domande da cui era partita:

quanto spazio e quanto peso deve davvero avere un asciugacapelli?

Per un prodotto che nel 2016 poteva sembrare una stravaganza da 299 sterline, non è un brutto modo di festeggiare il compleanno.

Il segnale più interessante? Dyson non è più sola

Per capire se Supersonic abbia davvero lasciato un segno, però, non basta osservare quello che ha fatto Dyson.

Bisogna guardarsi intorno.

Nel 2016 l’idea di vendere un asciugacapelli compatto, veloce, tecnologico e molto costoso sembrava quasi una stranezza.

Dieci anni dopo non lo è più.

Marchi concorrenti propongono oggi asciugacapelli nei quali motori ad alta velocità, controllo elettronico della temperatura, riduzione delle dimensioni e design più sofisticato sono diventati elementi centrali della comunicazione.

Un esempio è Shark SpeedStyle Pro FLEX, che il produttore presenta come asciugacapelli ad alta velocità con regolazione elettronica della temperatura e formato pieghevole. La pagina ufficiale di Shark mostra quanto questo linguaggio sia ormai diventato normale nel settore.

Questo non significa che Shark o altri produttori abbiano semplicemente “copiato Dyson”. L’evoluzione di una categoria raramente dipende da una sola azienda.

Ma qualcosa è cambiato.

Il concetto di phon come oggetto tecnologico, da valutare anche per motore, sensori, ergonomia, peso e gestione elettronica del calore, non sembra più strano.

Forse è proprio questa la prova più interessante dell’impatto del Supersonic.

Quando un prodotto arriva sul mercato sembra un’anomalia.

Dieci anni dopo, alcune delle idee che lo rendevano anomalo fanno parte del linguaggio dell’intera categoria.

Ma allora Supersonic ha davvero cambiato il mercato?

Dipende da cosa intendiamo per “cambiare”.

Sarebbe eccessivo sostenere che tutti gli asciugacapelli moderni derivino dal Supersonic o attribuire a Dyson da sola l’evoluzione dell’intero settore.

E non abbiamo bisogno di inventare percentuali di mercato per raccontare questa storia.

Il cambiamento più evidente è culturale prima ancora che quantitativo.

Dyson ha dimostrato che un asciugacapelli poteva essere progettato, raccontato e venduto come un prodotto tecnologico di fascia alta, non soltanto come un piccolo elettrodomestico.

Motore, distribuzione del peso, sensori, gestione elettronica della temperatura, accessori e design sono diventati parte della storia del prodotto tanto quanto la quantità di aria calda che esce dalla parte anteriore.

E forse è proprio questo il lascito più importante del Supersonic.

Non aver inventato l’asciugacapelli.

Aver convinto abbastanza persone che valesse ancora la pena reinventarlo.

Dieci anni dopo, la vera domanda è un’altra

Il paradosso è che l’innovazione più radicale della famiglia Supersonic potrebbe essere ancora quella del 2016.

Motore nel manico, nuova distribuzione dei pesi, attenzione alla temperatura: le versioni successive hanno aggiunto sensori, ridotto dimensioni e raffinato il concetto, ma non hanno necessariamente provocato una rottura altrettanto evidente.

E non c’è nulla di strano.

Una buona innovazione non deve essere reinventata ogni due anni. Può anche evolvere lentamente, eliminando difetti e adattandosi a utilizzi differenti.

In questo senso Supersonic racconta una storia molto diversa da Ferrolic, l’orologio a ferrofluido rimasto soprattutto uno straordinario esperimento di design.

Entrambi prendevano un oggetto quotidiano e provavano a immaginarlo da capo.

Solo uno dei due, però, è riuscito a trasformare quella provocazione iniziale in una famiglia di prodotti ancora in evoluzione dieci anni dopo.

Nel 2016 poteva sembrare assurdo dedicare 103 ingegneri e 600 prototipi a un phon.

Nel 2026, forse, la cosa più sorprendente è un’altra:

Dyson non ha ancora finito di riprogettarlo.

Se ti viene in mente un altro prodotto tecnologico che dieci anni fa sembrava un’esagerazione e oggi consideriamo quasi normale, raccontacelo nei commenti. Potrebbe essere la prossima storia da recuperare dagli archivi di InnovativaMENTE.

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Daniele Pirotta
Daniele Pirotta

Appassionato di tecnologia, innovazione e design, seguo con curiosità le idee, i prodotti e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Mi piace approfondire le innovazioni più interessanti e raccontarle con un linguaggio semplice, chiaro e concreto, rendendole accessibili anche a chi non è un esperto.

Da sempre sono affascinato da tutto ciò che unisce creatività e tecnologia: dall’intelligenza artificiale ai gadget più innovativi, dalla mobilità del futuro alla domotica, fino alle startup che cercano di trasformare un’idea in realtà.

Accanto alla tecnologia coltivo una grande passione per la musica. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e continuo a divertirmi componendo musica e trasformando le idee in nuove melodie.

Attraverso InnovativaMENTE condivido curiosità, analisi e approfondimenti sul progresso tecnologico, con l’obiettivo di aiutare i lettori a comprendere le innovazioni di oggi e a immaginare i cambiamenti di domani.

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