Little Printer stampe della dimensione di uno scontrino

Sembrava uscita da un film d’animazione.

Una piccola scatola bianca, due piedini, un volto sorridente e un rotolo di carta che spuntava dalla testa. Non aveva uno schermo, non chiedeva continuamente attenzione e non riempiva la stanza di notifiche.

Ogni tanto si svegliava e stampava qualcosa: il meteo, un messaggio, un promemoria, un piccolo gioco o una selezione di notizie.

Si chiamava Little Printer e, quando arrivò sul mercato nel 2012, sembrava rappresentare un modo più semplice e umano di vivere la tecnologia, poi l’azienda che la sosteneva chiuse, i suoi server furono spenti e quella stampante ancora perfettamente funzionante smise improvvisamente di avere qualcosa da dire.

La sua storia, però, non finì lì.

Una stampante con una faccia

Little Printer fu ideata da BERG, uno studio londinese specializzato nell’incontro tra design e tecnologia.

Il dispositivo era una piccola stampante termica da tavolo. La parte anteriore mostrava un volto stilizzato che poteva cambiare espressione, trasformando un oggetto normalmente anonimo in una presenza quasi domestica.

Non era pensata per stampare contratti, fotografie o documenti di lavoro. Il suo compito era molto più limitato e, proprio per questo, curioso: prendere alcuni frammenti della nostra vita digitale e portarli nel mondo fisico.

Tramite uno smartphone era possibile scegliere delle piccole “pubblicazioni”, che Little Printer avrebbe raccolto e stampato in determinati momenti della giornata.

Potevano essere:

  • le previsioni del tempo;
  • una lista delle cose da fare;
  • notizie e brevi articoli;
  • messaggi personali;
  • giochi e rompicapo;
  • aggiornamenti provenienti da servizi online.

BERG immaginava una sorta di giornale personale in miniatura, diverso per ogni proprietario. Il foglietto poteva essere infilato in tasca, appeso al frigorifero, annotato con una penna oppure lasciato sul tavolo per un altro membro della famiglia.

Era un modo insolito di rendere Internet meno invadente: invece di chiederti di aprire un’applicazione, l’informazione arrivava su un piccolo pezzo di carta.

Little Printer fu annunciata nel 2011 e resa disponibile per i preordini nell’agosto 2012.

Internet, ma senza uno schermo

Oggi l’idea di stampare notizie e promemoria potrebbe sembrare un passo indietro. Perché usare della carta quando abbiamo già uno smartphone in tasca?

Era proprio questo il punto, Little Printer faceva una sola cosa: stampava l’informazione scelta.

Non aveva un feed infinito. Non cercava di trattenere l’utente. Non possedeva uno schermo sul quale mostrare pubblicità o suggerire altri contenuti.

La carta usciva, veniva letta e il rapporto con il dispositivo terminava lì.

Non era necessariamente una soluzione più efficiente. Little Printer costava molto rispetto alle sue funzioni, utilizzava carta termica e dipendeva dalla connessione a Internet. Il suo design, però, riusciva a trasformare una funzione estremamente semplice in un’esperienza piacevole.

Il vero cervello non era nella stampante

La parte più importante di Little Printer non si trovava nella piccola scatola bianca, il vero cervello del sistema era BERG Cloud, l’infrastruttura online che riceveva i contenuti, li preparava e li inviava alla stampante.

Little Printer comunicava con Internet attraverso un piccolo bridge collegato al router tramite cavo Ethernet. Il bridge riceveva i dati dal servizio cloud e li trasmetteva senza fili alla stampante, come spiegavano anche le recensioni tecniche pubblicate quando il prodotto era ancora in commercio.

Per l’utente era tutto molto semplice. Bastava configurare il sistema e scegliere le pubblicazioni desiderate.

Ma quella semplicità nascondeva una dipendenza fondamentale: senza BERG Cloud, la stampante non poteva svolgere il lavoro per il quale era stata progettata.

Questo dettaglio sarebbe diventato decisivo.

Poi qualcuno spense il cloud

Nel 2014 BERG annunciò la sospensione delle attività e iniziò a cercare un possibile acquirente. Secondo quanto riportato all’epoca, l’azienda non era riuscita a costruire un’attività economicamente sostenibile intorno ai propri prodotti connessi.

Little Printer aveva attirato una comunità affezionata, ma non abbastanza grande da sostenere il progetto nel lungo periodo. La chiusura di BERG segnò quindi anche la fine del servizio cloud originale sul quale si basava il dispositivo.

Le stampanti, però, continuavano a esistere, eppure, senza il servizio online, erano diventate quasi inutili.

Little Printer non si era rotta, era il mondo digitale intorno a lei a essere scomparso.

La vicenda fu raccontata dalla stampa tecnologica come uno dei primi casi particolarmente visibili di un oggetto connesso diventato inutilizzabile dopo la chiusura dell’azienda e dei suoi server. Business Insider ricostruì la sospensione delle attività di BERG nel settembre 2014.

Quando una vecchia radio perde il collegamento con una stazione, può ancora riceverne un’altra. Quando una lampadina tradizionale esce di produzione, continua comunque ad accendersi.

Molti oggetti connessi, invece, dipendono da un’infrastruttura che non possediamo. Possono essere fisicamente integri e, nello stesso tempo, smettere di funzionare perché un server è stato spento, un’applicazione rimossa o un’azienda scomparsa.

Little Printer fu uno dei primi esempi molto visibili di questo problema.

Un oggetto comprato, ma non completamente posseduto

Quando acquistiamo un dispositivo, tendiamo a pensare che diventi nostro.

Con i prodotti connessi, però, spesso compriamo soltanto una parte dell’esperienza. Il dispositivo è sulla nostra scrivania, ma alcune delle sue funzioni restano nelle mani del produttore.

Il funzionamento può dipendere da:

  • un’applicazione;
  • un account online;
  • un servizio in abbonamento;
  • server remoti;
  • aggiornamenti software;
  • autorizzazioni che possono essere modificate o revocate.

Finché tutto funziona, questa dipendenza rimane invisibile. Diventa evidente soltanto quando qualcosa viene spento.

Little Printer anticipò quindi una domanda ancora attuale:

che cosa possediamo davvero quando compriamo un oggetto che non può funzionare senza il cloud?

La risposta, in molti casi, è meno rassicurante di quanto sembri.

La comunità non voleva lasciarla morire

La storia avrebbe potuto terminare con centinaia di simpatiche stampanti trasformate in soprammobili.

Alcuni proprietari e sviluppatori, però, iniziarono a studiare il funzionamento del bridge e del sistema originale. Da questo lavoro nacque Sirius, un’infrastruttura open source pensata per sostituire almeno in parte i servizi di BERG.

Nel 2019 lo studio londinese Nord Projects presentò una nuova applicazione e una piattaforma alternativa, costruita sul lavoro della comunità e sul server Sirius.

Little Printer poteva così tornare a stampare messaggi e piccoli contenuti.

Nord Projects spiegò di aver avviato il progetto perché i suoi membri erano dispiaciuti nel vedere le proprie Little Printer smettere di funzionare. Il recupero divenne anche un esperimento per comprendere come progettare prodotti connessi più aperti e longevi.

Non si trattava, però, di un vero rilancio commerciale. Le stampanti non tornarono nei negozi e il sistema non venne ripristinato automaticamente per tutti i proprietari.

Era piuttosto un recupero tecnologico: un gruppo di persone aveva deciso che un oggetto ancora funzionante non dovesse essere condannato soltanto perché il suo produttore aveva chiuso.

Il codice aperto e il lavoro della comunità resero possibile sostituire almeno una parte del servizio scomparso.

Little Printer tornò a parlare.

Piccola stampante termica connessa che stampa un messaggio mentre il servizio cloud si interrompe
Little Printer continuava a essere fisicamente funzionante, ma dipendeva dai server di BERG per ricevere i contenuti.

Una seconda vita, ma non per tutti

Riportare in vita Little Printer non significa semplicemente trovarne una usata e collegarla alla rete.

Per utilizzare il backend alternativo bisogna intervenire sul bridge, installare un aggiornamento software e configurare il dispositivo. La documentazione del servizio gestito da Nord Projects precisa che è necessario modificare il bridge originale prima di poter utilizzare la nuova infrastruttura.

È quindi una soluzione pensata soprattutto per appassionati e persone con una certa familiarità tecnica.

Inoltre, anche i progetti open source dipendono dal lavoro di sviluppatori e comunità. Non offrono necessariamente le stesse garanzie, la stessa semplicità e la stessa continuità di un prodotto commerciale supportato ufficialmente.

Little Printer oggi è soprattutto:

  • un oggetto da collezione;
  • un esperimento di design;
  • un progetto per appassionati;
  • una lezione sulla fragilità degli oggetti connessi.

La sua utilità quotidiana è limitata, ma la sua storia è diventata più interessante del prodotto stesso.

La domanda da fare prima di comprare un gadget smart

Little Printer apparteneva a una fase ottimista dell’Internet of Things, quando collegare un oggetto alla rete sembrava automaticamente renderlo migliore.

Oggi sappiamo che la connessione può aggiungere funzioni, ma anche creare una data di scadenza invisibile.

Prima di acquistare un dispositivo connesso, vale quindi la pena chiedersi:

  • può funzionare anche senza Internet?
  • le funzioni principali richiedono un account?
  • il controllo avviene localmente oppure attraverso server esterni?
  • l’azienda dichiara per quanto tempo garantirà il supporto?
  • esiste una modalità manuale?
  • sono disponibili API, firmware o software aperti?
  • cosa succederebbe se l’applicazione venisse rimossa?
  • il prodotto resterebbe utile se il produttore chiudesse?

Non sono domande riservate agli esperti. Riguardano videocamere, termostati, robot domestici, elettrodomestici, automobili e molti altri prodotti che utilizziamo ogni giorno.

Un dispositivo può essere ben costruito e avere comunque una vita molto breve, se il servizio dal quale dipende non sopravvive abbastanza a lungo.

Little Printer non ha fallito completamente

Dal punto di vista commerciale, Little Printer non riuscì a diventare il primo membro di una grande famiglia di oggetti connessi, come immaginava BERG.

Ma considerarla soltanto un fallimento sarebbe riduttivo.

Il dispositivo anticipò almeno tre temi ancora attuali:

  • il desiderio di una tecnologia meno invadente;
  • il valore degli oggetti digitali semplici e comprensibili;
  • il rischio di dipendere completamente dai servizi cloud.

Il suo design è ancora ricordato perché non cercava di impressionare con un numero infinito di funzioni. Provava piuttosto a trasformare pochi dati digitali in qualcosa di fisico, personale e piacevole.

Poi il cloud scomparve e mostrò la fragilità nascosta dietro quella semplicità.

La comunità riuscì a riaccenderla grazie al codice aperto, alla documentazione e alla volontà di persone che non accettavano di vedere un dispositivo funzionante trasformarsi prematuramente in un rifiuto elettronico.

Quando il futuro finisce prima dell’oggetto

Little Printer era nata per stampare piccoli frammenti del presente.

Alla fine è diventata una storia sul futuro degli oggetti che acquistiamo.

La sua vicenda ci ricorda che un prodotto connesso non dovrebbe essere valutato soltanto per quello che sa fare oggi. Dovremmo chiederci anche che cosa continuerà a fare domani, quando l’applicazione non verrà più aggiornata, il servizio sarà diventato poco redditizio o l’azienda deciderà di spegnere i server.

Possedere l’hardware non significa sempre controllare il prodotto.

Little Printer smise di funzionare non perché fosse diventata vecchia, ma perché qualcuno, da qualche parte, spense il suo mondo.

E forse è proprio questa la sua ultima stampa ideale: un piccolo promemoria per ricordarci che anche il cloud, prima o poi, può scomparire.

Hai mai acquistato un dispositivo diventato inutile dopo la chiusura di un’applicazione o di un servizio? Raccontalo nei commenti: potrebbe essere il prossimo caso da approfondire su InnovativaMENTE.

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Daniele Pirotta
Daniele Pirotta

Appassionato di tecnologia, innovazione e design, seguo con curiosità le idee, i prodotti e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Mi piace approfondire le innovazioni più interessanti e raccontarle con un linguaggio semplice, chiaro e concreto, rendendole accessibili anche a chi non è un esperto.

Da sempre sono affascinato da tutto ciò che unisce creatività e tecnologia: dall’intelligenza artificiale ai gadget più innovativi, dalla mobilità del futuro alla domotica, fino alle startup che cercano di trasformare un’idea in realtà.

Accanto alla tecnologia coltivo una grande passione per la musica. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e continuo a divertirmi componendo musica e trasformando le idee in nuove melodie.

Attraverso InnovativaMENTE condivido curiosità, analisi e approfondimenti sul progresso tecnologico, con l’obiettivo di aiutare i lettori a comprendere le innovazioni di oggi e a immaginare i cambiamenti di domani.

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