Una lavatrice non ha occhi, non ascolta le conversazioni e non avvisa qualcuno quando partite per il weekend.
Ma se è connessa a Internet e può trasformarsi in una sentinella digitale capace di registrare ogni vostra abitudine, trasformando i cicli di lavaggio in un vero e proprio diario di vita domestica
Quando la usate, quali programmi scegliete, quanto consuma, quando viene accesa e quando resta inattiva. A questi dati si aggiungono quelli dell’app, dell’account del produttore e dei servizi cloud necessari per controllarla da remoto.
La domanda giusta, quindi, non è se la lavatrice ci “spia”, ma quanto può raccontare una casa osservando semplicemente i dati prodotti dai suoi dispositivi.
Più di quanto sembri.
Quando la routine di casa diventa un dato
Ogni dispositivo connesso lascia una traccia.
Una lavatrice registra cicli e consumi. Un termostato conosce gli orari in cui riscaldiamo casa. Un robot aspirapolvere può lavorare sempre nelle stesse fasce orarie. Un videocitofono registra inevitabilmente momenti di attività e inattività.
Presi separatamente sembrano dati banali. Messi insieme iniziano a descrivere una routine.
La ricerca sul monitoraggio energetico lo dimostra da tempo. Uno studio condotto su oltre 5.000 abitazioni ha analizzato i consumi elettrici per verificare quanto fosse possibile dedurre la presenza delle persone in casa. I pattern energetici possono effettivamente fornire informazioni sull’occupazione di un’abitazione.
Ricerche più recenti stanno perfezionando lo stesso approccio attraverso tecniche di machine learning capaci di riconoscere la presenza domestica partendo dagli eventi di consumo degli apparecchi.
Questo non significa che basti osservare una lavatrice ferma per concludere che i proprietari sono alle Maldive. Significa che dati apparentemente innocui acquistano molto più significato quando vengono combinati e analizzati nel tempo.
La lavatrice è solo l’inizio

Un elettrodomestico smart raramente vive da solo.
C’è l’app sul telefono. C’è l’account del produttore. Ci sono i server cloud. E possono esserci strumenti di analytics, sistemi pubblicitari e servizi gestiti da aziende esterne.
Nel 2026 Euroconsumers ha analizzato 13 dispositivi smart, tra televisori, friggitrici ad aria, robot aspirapolvere, termostati, videocitofoni, smart speaker e sistemi di illuminazione.
Quasi tutte le applicazioni esaminate inviavano dati a soggetti esterni. Alcune chiedevano inoltre permessi difficili da collegare alla funzione principale del dispositivo: posizione, microfono, fototeca, telefonate o tracciamento dell’attività in altre app. Nel caso dei termostati, l’analisi ha rilevato anche la raccolta di informazioni dettagliate sulle routine domestiche.
Ed è qui che la comodità della casa connessa presenta il conto: sappiamo davvero quante informazioni cediamo in cambio della possibilità di controllare un elettrodomestico dal telefono?
Un ladro può davvero capire quando non siamo in casa?
Qui conviene separare i rischi reali dalla fantascienza.
Non esistono prove che bande di ladri stiano normalmente hackerando lavatrici per scegliere quali appartamenti svaligiare. Presentarlo come un fenomeno diffuso sarebbe sensazionalismo.
Esiste però un problema concreto: qualsiasi oggetto collegato a Internet amplia la superficie digitale della casa.
Qualcuno può sfruttare un difetto del software del dispositivo e prenderne in parte il controllo. Un account cloud può essere violato. Dati conservati online possono essere esposti. Un apparecchio mal configurato può diventare un punto debole della rete domestica.
Le vulnerabilità negli elettrodomestici connessi, peraltro, esistono davvero.
Nel febbraio 2026 è stata registrata una vulnerabilità in una lavatrice self-service Tosei che consentiva una command injection da remoto. Non si trattava della classica lavatrice domestica, ma il caso è interessante perché mostra la trasformazione avvenuta sotto i nostri occhi: quando un elettrodomestico riceve software e connettività, eredita anche buona parte dei problemi dei computer. La vulnerabilità è documentata nel National Vulnerability Database statunitense.
Il cestello continua a girare come prima. Tutto quello che gli sta intorno è diventato molto più complesso.
5 segnali che un elettrodomestico smart sta chiedendo troppo
Non serve diventare esperti di cybersecurity. Alcuni segnali possono essere controllati in pochi minuti.

1. L’app vuole permessi senza una ragione evidente
Perché una friggitrice dovrebbe conoscere la vostra posizione? Perché una lavatrice dovrebbe accedere alla fototeca?
Talvolta esiste una spiegazione tecnica. Quando non è chiara, negate il permesso e verificate se il dispositivo continua a funzionare normalmente.
2. Per qualsiasi funzione serve un account
Il cloud è utile per controllo remoto e automazioni. Ma se persino le funzioni più semplici richiedono registrazione, connessione continua e condivisione di dati, vale la pena chiedersi quanto sia realmente utile quella funzione “smart”.
3. Nessuno dice quanto dureranno gli aggiornamenti
Qui c’è una contraddizione interessante.
Uno smartphone viene generalmente sostituito dopo alcuni anni. Una lavatrice può rimanere in casa molto più a lungo.
La vita meccanica dell’elettrodomestico rischia quindi di superare quella del software che lo rende “intelligente”.
L’Unione Europea sta intervenendo anche su questo problema con il Cyber Resilience Act, che introduce requisiti di cybersicurezza per i prodotti con elementi digitali e obblighi relativi alla gestione delle vulnerabilità e agli aggiornamenti di sicurezza.
4. Usate ancora password predefinite o riciclate
Quando il dispositivo utilizza un account, scegliete una password diversa da quella degli altri servizi e attivate l’autenticazione a due fattori quando disponibile.
La password della vostra email non dovrebbe essere anche quella del frigorifero.
5. Tutto è collegato alla stessa rete
Computer, NAS, telecamere, televisore, lampadine e robot aspirapolvere non devono necessariamente condividere la stessa rete.
Se il router lo consente, una rete guest o una rete dedicata ai dispositivi IoT può aumentare la separazione dai computer e dagli apparecchi che custodiscono informazioni più importanti. È una delle misure raccomandate anche dalle autorità svizzere.
Come rendere una casa smart un po’ meno indiscreta
Non occorre tornare alla lavatrice a manovella. Alcuni interventi hanno un rapporto tra sforzo e beneficio decisamente migliore.
Disattivate ciò che non utilizzate. Se non vi serve controllare il forno quando siete dall’altra parte del mondo, valutate se il controllo remoto debba rimanere sempre attivo.
Riducete i permessi dell’app. Posizione, microfono, fotocamera e contatti dovrebbero essere concessi solo quando esiste una funzione che li richiede realmente.
Controllate le impostazioni sulla condivisione dei dati. Opzioni come “miglioramento del prodotto”, analytics personalizzati o marketing possono spesso essere disattivate senza compromettere il funzionamento principale.
Installate gli aggiornamenti. Un elettrodomestico connesso contiene software, e il software può avere vulnerabilità.
Separate i dispositivi IoT quando possibile. Una rete dedicata non risolve ogni problema, ma limita le possibilità che la compromissione di un apparecchio coinvolga anche il resto della rete domestica.
E prima del prossimo acquisto aggiungete una domanda a quelle tradizionali su consumi, capacità e programmi disponibili:
per quanti anni questo prodotto riceverà aggiornamenti di sicurezza?
Potrebbe contare più dell’ennesima modalità di lavaggio.
Forse non tutto deve essere smart
Esiste infine una protezione molto efficace contro gli attacchi informatici a un elettrodomestico: non collegarlo a Internet quando quella connessione non serve.
La smart home offre vantaggi reali. Controllo dei consumi, manutenzione, accessibilità, automazioni e gestione energetica possono giustificare ampiamente la connettività.
Ma aggiungere Wi-Fi a qualsiasi oggetto non lo rende automaticamente migliore.
Se per sapere che il bucato è finito dobbiamo installare un’app, creare un account, accettare una nuova privacy policy, concedere diversi permessi e mantenere un altro dispositivo aggiornato per anni, vale almeno la pena chiedersi se il gioco valga la candela.
La casa intelligente continuerà a diventare più intelligente. La vera differenza la farà la nostra capacità di scegliere quali funzioni meritano davvero una connessione Internet e quali, invece, funzionavano benissimo anche prima.
Perché a volte una lavatrice che si limita a lavare i panni non è affatto una lavatrice stupida.




