Nel 2013 sembrava uno di quegli oggetti destinati a finire rapidamente nelle nostre cucine. Prendevi una lattina a temperatura ambiente, la inserivi in una macchina e, meno di un minuto dopo, potevi berla fredda. Una specie di microonde al contrario, abbastanza semplice da spiegare e abbastanza spettacolare da attirare immediatamente l’attenzione.
La tecnologia si chiamava V-Tex ed era stata sviluppata dalla britannica Enviro-Cool all’interno del progetto europeo RapidCool. Le prime dimostrazioni erano notevoli: secondo i risultati pubblicati dalla Commissione Europea, il prototipo riusciva a portare lattine e bottiglie dalla temperatura ambiente a circa 4 °C in 45 secondi o poco più. Nel 2013 anche Wired e New Atlas raccontarono quello strano apparecchio come una possibile risposta a un problema che conosciamo tutti: ricordarsi troppo tardi di mettere le bevande in frigorifero.
Sembrava tutto pronto. Si parlava di versioni commerciali, di possibili modelli domestici e persino dell’integrazione della tecnologia nei frigoriferi. Poi V-Tex è praticamente scomparso dalle conversazioni sulla tecnologia consumer.
Almeno per un po’.
Perché la parte più interessante di questa storia è che V-Tex non è morto. Ha semplicemente impiegato molto più tempo del previsto per trovare il proprio posto.
Per raffreddare velocemente una bevanda bisogna farla muovere
Mettere una bottiglia nel freezer sembra la soluzione più semplice quando abbiamo fretta, ma il raffreddamento procede dall’esterno verso l’interno. La parte di liquido vicina alle pareti si raffredda prima, mentre quella centrale impiega più tempo. Se si vuole accelerare davvero il processo bisogna aumentare lo scambio termico e, soprattutto, far circolare il liquido all’interno del contenitore.
V-Tex affronta il problema immergendo bottiglia o lattina in acqua molto fredda e facendola ruotare in modo controllato. Secondo la descrizione tecnica dell’azienda, la rotazione crea quello che viene chiamato vortice di Rankine: il liquido viene continuamente rimescolato, portando verso le pareti le parti ancora più calde e rendendo il raffreddamento molto più uniforme.
La difficoltà maggiore non era però far girare una bottiglia. Bastava pensare a cosa sarebbe successo a una bibita gassata agitata violentemente e poi aperta.
La soluzione sviluppata dai ricercatori consisteva nel controllare velocità e sequenza delle rotazioni in modo da creare e far collassare il vortice senza provocare il comportamento che ci aspetteremmo da una lattina appena shakerata. Materiale del contenitore, dimensioni e tipo di bevanda influenzano infatti il modo in cui il calore viene trasferito.
È questa combinazione di acqua fredda, movimento e controllo della rotazione a rendere V-Tex più interessante del classico trucco della bottiglia messa in un secchiello con acqua e ghiaccio.
Quei famosi 45 secondi vanno però spiegati meglio
Qui conviene correggere una semplificazione presente in molti articoli del 2013, compreso il vecchio racconto di InnovativaMENTE.
V-Tex non raffredda oggi qualsiasi bevanda in 45 secondi.
Quella cifra proveniva dalle prove condotte sul prototipo RapidCool in condizioni specifiche. La Commissione Europea riportava effettivamente il raffreddamento fino a circa 4 °C in 45 secondi o meno, ma non significa che una bottiglia di vino da 750 ml, una lattina da 330 ml e una bottiglia di plastica da un litro e mezzo richiedano lo stesso tempo.
La macchina commerciale attuale lo mostra chiaramente. Nella tabella pubblicata da V-Tex, con bevande che partono da 19 °C una lattina da 330 ml arriva a circa 5,2 °C in due minuti e a meno di 4 °C in circa due minuti e mezzo. Una bottiglia di vino da 750 ml richiede invece circa tre minuti per avvicinarsi agli 11 °C e più tempo se la si vuole ancora più fredda.
Sono numeri meno spettacolari dei 45 secondi che fecero il giro di Internet nel 2013, ma descrivono un prodotto molto diverso. La versione attuale può gestire fino a otto bevande contemporaneamente, anche di forme e dimensioni differenti, invece di essere soltanto una dimostrazione da laboratorio.
Ed è qui che la storia comincia a diventare più interessante del prototipo originale.
Il “microonde del freddo” non è arrivato nelle nostre cucine
Nel 2013 l’idea di una versione domestica sembrava tutt’altro che remota. Wired riportava addirittura la possibilità che V-Tex venisse un giorno integrato direttamente nei frigoriferi.
Tredici anni dopo, non abbiamo una piccola macchina V-Tex accanto al tostapane e al microonde.
La ragione probabilmente non è che la tecnologia abbia smesso di funzionare, ma che il problema da risolvere fosse molto più interessante altrove.
A casa possiamo mettere sei bottiglie in frigorifero e lasciarle lì. Il consumo aggiuntivo non dipende soltanto da quelle bottiglie e, se ci organizziamo con un minimo di anticipo, aspettare qualche ora non è un grande problema.
Immaginiamo invece un supermercato, un hotel o un ristorante con centinaia di bevande differenti. Per poterle servire fredde in qualsiasi momento bisogna riservare molto spazio alla refrigerazione e mantenere quel volume a bassa temperatura per tutta la giornata, anche quando nessuno sta comprando nulla.
È questo il problema sul quale V-Tex ha finito per concentrarsi.
Dieci anni dopo, il prodotto è arrivato davvero
Dopo anni nei quali V-Tex sembrava una delle tante tecnologie promettenti rimaste sospese tra prototipo e commercializzazione, nel novembre 2023 Enviro-Cool ha annunciato il lancio commerciale della macchina. La notizia è stata riportata anche dalla testata indipendente FoodBev Media, che descriveva il sistema come una soluzione destinata soprattutto a ristorazione, hospitality e vendita al dettaglio.
La filosofia nel frattempo era diventata più pragmatica. Non sostituire necessariamente tutti i frigoriferi, ma ridurre la quantità di bevande che devono rimanere fredde per ore semplicemente perché potrebbero essere ordinate.
Le bottiglie possono essere conservate a temperatura ambiente e raffreddate quando servono, oppure V-Tex può affiancare i frigoriferi tradizionali permettendo a un locale di tenere al freddo soltanto i prodotti che vende più frequentemente.
È meno futuristico del “microonde del freddo” immaginato nel 2013, ma dal punto di vista pratico potrebbe avere molto più senso.

Un supermercato australiano lo ha messo alla prova
Uno dei test commerciali più interessanti è arrivato alla fine del 2023 in Australia. Dan Murphy’s, una delle più grandi catene australiane specializzate nella vendita di alcolici, ha installato V-Tex nel punto vendita di Coogee.
Secondo Endeavour Group, il gruppo proprietario della catena, il sistema utilizzato nel test era in grado di portare le lattine a circa 5 °C e le bottiglie di vino a circa 11 °C in tre minuti. La sperimentazione venne riportata anche dalla testata di settore australiana The Shout.
È facile capire perché una tecnologia del genere possa interessare un negozio di vini. Invece di dedicare metri di frigoriferi a tutte le possibili bottiglie che qualcuno potrebbe voler comprare fredde, una parte dell’assortimento può rimanere sugli scaffali e passare nel sistema di raffreddamento soltanto quando il cliente la sceglie.
Per una birra comprata all’ultimo momento prima di una cena, tre minuti sono decisamente più interessanti di tre ore.
Oggi V-Tex è ancora vivo
Questo è forse il dettaglio più importante quando si riprende in mano un articolo pubblicato più di dieci anni fa.
V-Tex non è diventato uno di quei prototipi dimenticati che continuano a circolare online come se fossero ancora “in arrivo”.
Nel 2026 il sito ufficiale presenta ancora il prodotto commerciale, con specifiche, assistenza e informazioni per l’acquisto. La macchina accetta contenitori da circa 250 ml fino a bottiglie da 1,5 litri e può raffreddarne fino a otto contemporaneamente.
L’azienda pubblica inoltre casi d’uso reali nel settore della ristorazione e dell’hospitality. Tra questi compaiono il club londinese The Conduit e il ristorante Ibai, dove il sistema viene utilizzato per gestire richieste di bottiglie fredde durante il servizio.
Non significa che V-Tex abbia conquistato il mondo della refrigerazione. Significa però qualcosa di molto più raro per una tecnologia che raccontavamo come futuristica nel 2013: è riuscita ad attraversare la lunga distanza tra il video dimostrativo e un prodotto effettivamente utilizzato da clienti reali.
E il famoso risparmio dell’80-90%?
Anche qui bisogna distinguere tra quello che è stato misurato e quello che sarebbe troppo facile trasformare in uno slogan.
Durante il progetto europeo RapidCool furono registrati risparmi superiori all’80% rispetto ad alcuni frigoriferi commerciali aperti e del 54% rispetto a frigoriferi con porta in vetro, utilizzando uno scenario di prova basato sul raffreddamento giornaliero di 200 lattine da 500 ml. Non era quindi un’affermazione secondo cui V-Tex consuma sempre l’80% in meno di qualsiasi frigorifero esistente. (Commissione Europea)
Oggi l’azienda parla più generalmente di possibili risparmi compresi fra 50 e 90% rispetto ad alcune forme di refrigerazione tradizionale. È però un dato del produttore e il vantaggio reale dipende inevitabilmente da come viene utilizzata la macchina, dal numero di bevande raffreddate, dalla temperatura iniziale e soprattutto da quanti frigoriferi convenzionali può effettivamente evitare o sostituire.
Questo è un punto importante perché V-Tex non crea il freddo gratuitamente. La macchina ha un compressore, utilizza elettricità e mantiene acqua e ghiaccio pronti per il ciclo di raffreddamento. La sua logica energetica sta nel non tenere fredde continuamente grandi quantità di bevande che forse nessuno ordinerà.
È una differenza meno spettacolare di uno slogan sulla bolletta, ma molto più credibile.
Non è il frigorifero del futuro, ed è forse questo il punto
Nel 2013 raccontare V-Tex come il dispositivo che avrebbe mandato in pensione frigoriferi e cubetti di ghiaccio era irresistibile. Il paragone con il microonde funzionava perfettamente: se possiamo scaldare qualcosa in pochi secondi, perché non dovremmo riuscire a fare la stessa cosa al contrario?
Il problema è che scaldare e raffreddare non sono processi speculari e, soprattutto, non tutte le innovazioni finiscono per essere utilizzate nel luogo che immaginavamo inizialmente.
V-Tex avrebbe potuto diventare un altro elettrodomestico da cucina. Invece sembra aver trovato una funzione più specifica, rivolta a chi deve gestire molte bevande, poco spazio e richieste imprevedibili.
Un ristorante non sa quale delle cento bottiglie di vino presenti in cantina verrà ordinata quella sera. Un negozio non sa quali lattine verranno acquistate fredde. Tenere tutto refrigerato è comodo, ma significa usare spazio ed energia anche per prodotti che potrebbero restare lì per giorni.
Raffreddare solo quando serve ribalta quel modello.
Ed è forse qui che V-Tex diventa più interessante oggi di quanto fosse nel 2013.
Una promessa sbagliata può nascondere una buona invenzione
Quando rileggiamo vecchi articoli tecnologici è facile dividere le invenzioni in due categorie: quelle che “ce l’hanno fatta” e quelle che sono scomparse.
La realtà è più complicata.
V-Tex non ha realizzato il futuro che molti immaginavano tredici anni fa. Non abbiamo eliminato il frigorifero, non raffreddiamo abitualmente una bottiglia in 45 secondi e la cucina media non contiene un “microonde del freddo”.
Eppure il progetto non è fallito nel senso più semplice del termine. Ha continuato a essere sviluppato, è passato attraverso un lungo percorso industriale e nel 2023 è arrivato effettivamente sul mercato. Oggi viene utilizzato in alcuni ristoranti, locali e punti vendita per fare una cosa meno spettacolare ma molto concreta: raffreddare una bevanda soltanto nel momento in cui qualcuno ne ha realmente bisogno.
Forse il futuro della refrigerazione non sarà fatto di frigoriferi che scompaiono dalle nostre case. Ma l’idea di mantenere freddo per ventiquattr’ore qualcosa che ci servirà per cinque minuti comincia effettivamente a sembrare un po’ strana.
V-Tex aveva promesso il microonde del freddo. Ha impiegato dieci anni ad arrivare e, quando finalmente lo ha fatto, ha scoperto che il suo posto migliore non era necessariamente accanto al nostro microonde.
Tu lo vorresti comunque in cucina? Oppure una macchina capace di raffreddare una bottiglia in pochi minuti ha senso soprattutto per bar, ristoranti e negozi? Raccontacelo nei commenti. Se ti piacciono le storie delle tecnologie che sembravano fantascienza e che anni dopo riescono — oppure falliscono — a diventare realtà, continua a seguire InnovativaMENTE e iscriviti alla newsletter.





dove posso comprarlo?
Ciao Monica,
ti giro l’indirizzo dell’azienda produttrice
http://www.v-tex-technology.co.uk/