Fuelmatics: il benzinaio robot del 2014 esiste ancora. Ma non ha sostituito il self-service

Nel 2014 su InnovativaMENTE raccontammo una scena che sembrava destinata a diventare rapidamente normale.

Arrivi al distributore, non scendi dall’auto, un robot individua lo sportello del carburante, lo apre, inserisce la pistola e riempie il serbatoio.

Tu rimani seduto al volante.

Sembrava il passo successivo più logico dopo il self-service: prima il benzinaio, poi il guidatore che fa tutto da solo, infine una macchina che torna a farlo al posto nostro.

Il sistema si chiamava Fuelmatics ed era stato sviluppato dalla società svedese Fuelmatics Systems insieme alla statunitense Husky Corporation.

Sono passati dodici anni, ibenzinai robot non hanno invaso le nostre città, ma la sorpresa è che Fuelmatics non è scomparsa.

La tecnologia esiste ancora, si è evoluta e oggi fa parte di AutoEnergy, società svedese che continua a sviluppare sistemi automatici per trasferire energia ai veicoli.

La domanda interessante, quindi, non è più:

“quando arriverà il benzinaio robot?”

È capire perché, nonostante la tecnologia esista davvero, non sia ancora diventata normale.

Come funziona Fuelmatics, il benzinaio robot

Cavernicolo seduto in auto mentre un braccio robotico inserisce automaticamente l'ugello nel serbatoio
Un sistema di rifornimento robotizzato può individuare lo sportello dell’auto e inserire automaticamente l’ugello senza richiedere l’intervento del conducente.

La collaborazione tra Fuelmatics e Husky venne mostrata pubblicamente già nel 2013 durante il NACS Show di Atlanta.

Nel comunicato originale di Husky, il sistema veniva presentato come una forma di rifornimento drive-through: l’automobilista rimaneva nell’abitacolo mentre il robot individuava lo sportello, lo apriva e inseriva automaticamente l’ugello.

Fuelmatics sviluppava la parte robotica, mentre Husky aveva lavorato sul sistema di erogazione.

Telecamere e sensori servivano a individuare la posizione del bocchettone. L’ugello entrava poi nel collo del serbatoio e un sistema automatico interrompeva il flusso al livello previsto. Husky dichiarava all’epoca una riduzione del tempo di rifornimento di circa il 30% rispetto alla procedura convenzionale: un dato del produttore, non un test indipendente.

Per il 2013 era una dimostrazione notevole, il self-service aveva eliminato l’addetto.

Fuelmatics voleva eliminare anche il self.

Il video originale del 2013

Vale la pena conservare il filmato storico perché mostra il sistema Husky/Fuelmatics realmente in funzione durante quella fase di sviluppo.

Nel vecchio articolo avevamo semplificato un po’ troppo

Nel testo originale scrivevamo che bastava chiamare con il cellulare il numero della pompa, scegliere carburante e importo e lasciare che il robot facesse il resto.

Il concetto generale era corretto, ma il sistema attuale è diverso.

La versione di Fuelmatics proposta oggi da AutoEnergy utilizza un’app: il conducente parcheggia accanto alla macchina, seleziona carburante e quantità e avvia l’operazione. Il robot individua lo sportello, lo apre, inserisce l’ugello e inizia il rifornimento.

Una volta terminato, pagamento e ricevuta vengono gestiti digitalmente.

AutoEnergy dichiara che l’intera procedura può richiedere meno di due minuti e mezzo, contro 3,5-6 minuti indicati dall’azienda per un rifornimento manuale. Sono però confronti pubblicati dal produttore e vanno letti come tali.

La tecnologia esiste.

La pubblicità, come sempre, va separata dalle prove.

Il problema più banale è anche uno dei più difficili

Guardando il robot al lavoro, può sembrare che il problema sia stato definitivamente risolto.

Trova lo sportello, lo apre, inserisce l’ugello, fine.

In realtà proprio la varietà delle automobili mostra quanto questa automazione sia più difficile di quanto sembri.

Gli sportelli possono trovarsi a destra o a sinistra, avere forme e meccanismi differenti e utilizzare diversi sistemi di apertura. Molte automobili hanno inoltre il tradizionale tappo che una persona svita senza nemmeno pensarci.

Fuelmatics indica come requisito ideale un veicolo dotato di sistema capless, cioè senza il classico tappo da rimuovere. Per le auto meno recenti propone invece un tappo sostitutivo compatibile con il sistema automatico.

È un dettaglio apparentemente insignificante.

Ma racconta molto bene uno dei grandi problemi della robotica.

Per noi aprire un tappo richiede pochi secondi.

Per una macchina significa riconoscere posizione, forma, orientamento e meccanismo senza graffiare o danneggiare l’auto.

È lo stesso paradosso che incontriamo parlando di robot umanoidi come CLOiD e Atlas: azioni banalissime per una persona possono diventare problemi complessi di percezione e manipolazione per un robot.

Fuelmatics non è morta: è diventata parte di AutoEnergy

Questa è probabilmente la parte più sorprendente tornando sul nostro articolo del 2014.

Fuelmatics non è finita nell’archivio delle startup dimenticate.

AutoEnergy nasce dalla combinazione di Fuelmatics AB con Powerswap AB, società dedicata invece alla sostituzione automatizzata delle batterie dei veicoli elettrici. AutoEnergy indica il 2022 come anno della propria nascita, mentre nella sua cronologia societaria la formazione di AutoEnergy One AB viene datata febbraio 2023.

L’idea che lega le due tecnologie è interessante.

Fuelmatics automatizza il trasferimento di carburante.

Power Swap cerca di automatizzare il cambio della batteria di un veicolo elettrico.

In entrambi i casi il conducente arriva, avvia la procedura e lascia che sia la macchina a occuparsi fisicamente del trasferimento dell’energia. AutoEnergy dichiara per Power Swap un cambio batteria in meno di tre minuti, anche in questo caso come specifica aziendale.

Il vecchio “benzinaio robot” è quindi diventato parte di una visione più ampia.

Non automatizzare soltanto la benzina.

Automatizzare il rifornimento dell’energia.

Ci sono ordini reali, ma non una diffusione di massa

Anche qui è importante non confondere l’esistenza commerciale con il successo su larga scala.

Nella propria cronologia, AutoEnergy riporta un ordine di due sistemi Fuelmatics per ADNOC negli Emirati Arabi Uniti nel dicembre 2022, un sistema pilota ordinato da Indian Oil nel 2023, un nuovo ordine Indian Oil annunciato nel 2024 e un progetto pilota Jio-bp a Mumbai nello stesso anno.

Sono informazioni comunicate dall’azienda stessa.

Non dimostrano che il rifornimento robotizzato sia ormai diffuso nelle stazioni di servizio.

Dimostrano però una cosa importante:

dodici anni dopo, Fuelmatics non è rimasto soltanto nel video che guardavamo nel 2014.

Se funziona, perché continuiamo a fare benzina da soli?

Ed eccoci al vero paradosso.

Un distributore self-service tradizionale è relativamente semplice.

La pompa è standardizzata e gran parte del lavoro necessario viene svolta gratuitamente dal cliente.

Per sostituire quei pochi gesti con una macchina bisogna aggiungere telecamere, sensori, attuatori, software, connettività, sistemi di sicurezza e manutenzione.

Dal punto di vista dell’automobilista il vantaggio è immediato:

non scendere dall’auto.

Dal punto di vista del gestore la domanda è meno affascinante:

quanto costa evitare al cliente quei trenta secondi di lavoro?

Ed è probabilmente qui che si capisce perché la tecnologia non abbia sostituito il normale self-service.

Non basta che qualcosa sia tecnicamente possibile.

Deve esserci un problema abbastanza costoso da giustificarlo.

Dove il robot ha molto più senso: flotte e miniere

Immaginiamo invece un deposito nel quale decine o centinaia di mezzi devono essere riforniti ogni giorno.

Oppure una miniera nella quale enormi camion lavorano continuamente e ogni fermo macchina sottrae tempo alla produzione.

Qui l’equazione cambia, l’ambiente è più controllato, i modelli di veicolo sono pochi e le procedure ripetitive.

Il numero dei rifornimenti è elevato.

Fuelmatics stessa indica oggi fra i possibili mercati linee di produzione automobilistiche, depositi di autobus e camion, aeroporti e autonoleggi.

E fuori dalle normali stazioni esistono sistemi ancora più specializzati.

La neozelandese Scott Technology commercializza Robofuel, progettato principalmente per il rifornimento robotizzato dei grandi mezzi da miniera.

Un sistema di visione individua posizione e orientamento del bocchettone, quindi il robot collega automaticamente l’ugello. Scott presenta tra i vantaggi la riduzione della presenza di operatori vicino ai mezzi, dell’esposizione agli idrocarburi e dei tempi improduttivi.

Qui il vantaggio non è evitare che qualcuno si bagni sotto la pioggia.

È automatizzare un’attività ripetitiva in un ambiente costoso e potenzialmente pericoloso.

Ed è spesso così che la robotica trova davvero il proprio mercato.

C’è poi un cliente perfetto: il veicolo autonomo

Nel 2014 Fuelmatics era soprattutto una tecnologia pensata per la nostra comodità.

Nel frattempo è cambiato qualcosa.

I veicoli hanno acquisito livelli sempre maggiori di automazione.

Un’automobile può teoricamente arrivare da sola a una stazione, ma se per fare rifornimento deve aspettare qualcuno che inserisca manualmente una pistola, la catena dell’autonomia si interrompe proprio davanti alla pompa.

Lo stesso problema vale per camion, mezzi industriali e altre flotte automatiche.

Quando un veicolo diventa autonomo, anche l’infrastruttura che lo circonda deve cominciare a diventarlo.

È un tema che ricorre anche nella mobilità autonoma in mare: rendere autonomo il mezzo non basta se porti, ricarica, manutenzione e procedure operative continuano a dipendere completamente da una persona.

Fuelmatics, visto da questa prospettiva, sembra improvvisamente meno una comodità per automobilisti pigri e più un pezzo di infrastruttura per macchine che un giorno potrebbero non avere nemmeno un conducente.

E con le auto elettriche?

Con un veicolo elettrico cambia il tipo di energia, ma non necessariamente il problema.

Qualcuno deve collegare il cavo.

Oppure bisogna trovare un sistema che elimini anche quel gesto.

È qui che si capisce meglio perché Fuelmatics e Powerswap siano finite sotto la stessa società.

Power Swap punta a rimuovere automaticamente la batteria scarica e sostituirla con una carica, attraverso una macchina laterale invece delle grandi stazioni di battery swapping che operano dal basso. AutoEnergy propone il sistema come soluzione anche per flotte e veicoli autonomi.

Non significa che il battery swapping diventerà necessariamente lo standard delle auto elettriche.

Significa però che il problema affrontato da Fuelmatics era più ampio di quanto sembrasse nel 2014.

Come trasferire energia a una macchina senza che una persona debba necessariamente intervenire?

Benzina, diesel, idrogeno o batterie cambiano la tecnologia.

La domanda rimane.

L’accessibilità resta uno dei vantaggi più concreti

Nel vecchio articolo sottolineavamo un altro possibile beneficio: l’accessibilità.

Per una persona con mobilità ridotta, scendere dall’auto, raggiungere la pompa, maneggiare il bocchettone e tornare al posto di guida può essere molto più impegnativo di quanto lo sia per altri automobilisti.

AutoEnergy stessa presenta il rifornimento manuale come una difficoltà rilevante per alcuni anziani e persone con disabilità.

Un sistema realmente hands-free può quindi offrire un beneficio concreto.

Ma non è automaticamente una soluzione universale.

Servono una stazione attrezzata, un veicolo compatibile o adattato, la possibilità di posizionare correttamente l’auto e un sistema di identificazione e pagamento accessibile anche alla persona che lo utilizza.

Il vantaggio potenziale resta importante.

A volte l’automazione non serve soltanto a eliminare una piccola seccatura.

Serve a rendere autonoma un’attività che per qualcuno non lo è affatto.

Il robot non ha sostituito il benzinaio. Il lavoro era già cambiato

Rileggendo il nostro articolo del 2014 emerge infine un’altra previsione troppo lineare.

Ci chiedevamo che fine avrebbero fatto gli addetti al rifornimento.

Ma in molti mercati la trasformazione era iniziata molto prima di Fuelmatics.

Il self-service aveva già trasferito parte del lavoro dal benzinaio al cliente.

Il pagamento automatico ne aveva eliminato un’altra parte.

Le stazioni di servizio si erano trasformate sempre più in punti vendita e aree dedicate ad altri servizi.

Il robot non è arrivato in massa a sostituire il benzinaio.

È cambiata lentamente l’intera esperienza del distributore.

È qualcosa che abbiamo visto anche con i robot aspirapolvere: non hanno “eliminato le pulizie”, ma automatizzato una parte precisa e ripetitiva del lavoro domestico.

Forse la domanda “quanti posti di lavoro toglierà?” era già quella sbagliata.

Quella più interessante era:

quale parte del lavoro vale davvero la pena automatizzare?

Dodici anni dopo, il benzinaio robot è ancora in viaggio

Nel 2014 sembrava facile immaginare una progressione lineare.

Benzinaio.

Self-service.

Robot.

La tecnologia, però, raramente procede in linea retta.

Dodici anni dopo continuiamo in gran parte a fare rifornimento come allora: scendiamo dall’auto, prendiamo la pistola e riempiamo il serbatoio.

Fuelmatics però esiste ancora.

La società si è trasformata.

La tecnologia si è evoluta.

Il mercato potenziale si è spostato verso flotte, aeroporti, depositi, applicazioni industriali e scenari nei quali l’autonomia del veicolo rende l’automazione del rifornimento molto più interessante.

Il benzinaio robot non ha conquistato le nostre stazioni.

Almeno non ancora.

Ma forse il punto non era costruire una macchina capace di fare benzina al posto nostro.

Era preparare un mondo nel quale anche le macchine dovranno imparare a fare rifornimento da sole.

Domande frequenti su Fuelmatics e il rifornimento robotizzato

Fuelmatics esiste ancora?

Sì. Fuelmatics è oggi uno dei sistemi sviluppati da AutoEnergy One AB, società nata dall’unione delle attività di Fuelmatics e Powerswap.

Come funziona Fuelmatics?

Il conducente parcheggia accanto al sistema e avvia la procedura tramite app. Il robot individua lo sportello, lo apre, inserisce l’ugello e avvia l’erogazione. Al termine, pagamento e ricevuta vengono gestiti digitalmente.

Fuelmatics funziona con qualsiasi automobile?

Non necessariamente senza modifiche. Il produttore indica come direttamente compatibili soprattutto i veicoli con sistema capless. Per altri modelli può essere necessario sostituire il tappo tradizionale con un elemento compatibile.

Quanto impiega Fuelmatics a fare rifornimento?

AutoEnergy dichiara un tempo inferiore a circa due minuti e mezzo. È un dato aziendale e può variare in funzione del veicolo, del carburante e della quantità erogata.

Esistono realmente sistemi di rifornimento robotizzato?

Sì. Oltre a Fuelmatics esistono applicazioni specializzate come Robofuel di Scott Technology, utilizzato soprattutto come soluzione per mezzi industriali e minerari. Nelle normali stazioni di servizio il rifornimento completamente robotizzato rimane invece una soluzione di nicchia.

Il rifornimento automatico può essere utile ai veicoli autonomi?

Potenzialmente sì. Un veicolo realmente autonomo deve poter ricevere energia senza richiedere necessariamente un intervento umano. Per questo rifornimento robotizzato, ricarica automatica e battery swapping sono tecnologie particolarmente interessanti per flotte autonome.

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Daniele Pirotta
Daniele Pirotta

Appassionato di tecnologia, innovazione e design, seguo con curiosità le idee, i prodotti e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Mi piace approfondire le innovazioni più interessanti e raccontarle con un linguaggio semplice, chiaro e concreto, rendendole accessibili anche a chi non è un esperto.

Da sempre sono affascinato da tutto ciò che unisce creatività e tecnologia: dall’intelligenza artificiale ai gadget più innovativi, dalla mobilità del futuro alla domotica, fino alle startup che cercano di trasformare un’idea in realtà.

Accanto alla tecnologia coltivo una grande passione per la musica. Ho studiato pianoforte presso il Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani e continuo a divertirmi componendo musica e trasformando le idee in nuove melodie.

Attraverso InnovativaMENTE condivido curiosità, analisi e approfondimenti sul progresso tecnologico, con l’obiettivo di aiutare i lettori a comprendere le innovazioni di oggi e a immaginare i cambiamenti di domani.

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